Dalla vecchiaia alla giovinezza

Dopo La grande bellezza, ho esitato a tuffarmi anche in Youth – La giovinezza, perché non volevo ricredermi sul genio di Paolo Sorrentino appena dopo averlo scoperto.

Ma parlare di Youth tentando di paragonarlo a La grande bellezza è un percorso ingrato, soprattutto da parte di chi quest’ultimo lo ha amato e adorato tanto, ma proprio tanto.

Piuttosto di chiedersi se l’ultimo film di Sorrentino regga il confronto con quello precedente, sarebbe più appropriato domandarsi se il genio del regista sia rimasto sempre quello. Risposta affermativa.

youth_la_giovinezza_sorrentino

Youth è all’apparenza un film dotato di una struttura definita, e anche semplice da descrivere, nel senso che se mi trovassi di fronte a un interlocutore reale che mi chiedesse di cosa parla, non ci penserei su due volte: in un albergo di lusso in Svizzera, l’anziano compositore di fama internazionale Fred Ballinger affronta una vacanza in compagnia della figlia, dell’amico regista, e degli altri ospiti con i quali viene ad incrociarsi e ad incrociare anche solo uno sguardo.

Godere è forse il verbo più usato quando si parla di vacanze, ma non è adatto in questo caso, come del resto non lo è neanche affrontare. Fred Ballinger non affronta questo particolare periodo della vita che va sotto il nome di vecchiaia, ma si lascia trasportare dall’apatia, dalla mestizia e dai ricordi che svaniscono.

43292_pplLo scioglimento è però tutt’altro che concreto, perché poco e niente accade in Youth, o meglio, quel che accade non è sempre altrettanto suggestivo e importante dei riempitivi.

Chi ha visto il film, forse ha avvertito la sensazione di incanto che si prova nell’ammirare Michael Caine che immagina di dirigere lo scampanellio e il muggito delle mucche al pascolo.

O forse avrà apprezzato il momento in cui Harvey Keitel viene assalito dalla memoria di tutti i personaggi femminili che ha creato e diretto per il cinema.

Le visioni di Paolo Sorrentino – quelle che prendono vita nelle rievocazioni, nei sogni e nelle fantasticherie dei suoi personaggi – sono la parte più affascinante a appagante di Youth, ma portano con sé il peso di una fumosità di senso che non sempre si può indulgere. Vuoi perché il significato non è immediatamente intuibile, vuoi perché magari un significato vero e proprio non ce l’hanno, se non quello di indurre a uno stato d’animo, o ad un piacere per gli occhi.

8051606_origPiù facilmente apprezzabile la malinconia e la riflessione su tutta la propria vita – queste sì che si capiscono e si afferrano – di un’ottantenne incapace di lasciarsi indietro tante cose, di andare incontro a una nuova stagione della propria vita, una nuova “giovinezza”. Sorrentino costruisce dialoghi meravigliosi, come quello tra la figlia Rachel Weisz e il padre Michael Caine, o tra il regista Harvey Keitel e la sua musa Jane Fonda, o tra l’attore Paul Dano e l’aspirante attrice Madalina Ghenea, e ancora quelli di tutti i giorni tra i due amici Caine e Keitel, uniti dallo stesso tratto di strada che si trovano a percorrere lungo il viale del tramonto della vita, ma resi lontani da due visioni diverse della vita stessa.

Se non vi è piaciuto La grande bellezza, se non vi piace Sorrentino, e tutti i film onirici e allucinati, di quelli che narrano poco e mostrano molto, allora forse non vi piacerà nemmeno questo. Oppure mi sbaglio, e allora potreste guardarlo e farmi ricredere, e magari mi direte che anche voi siete rimasti sorpresi sul finale, e che vi siete commossi sulle note che accompagnano i titoli di coda.

VOTO: 9

1

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...