The Philadelphia Story

Sfogliare una classifica dei migliori film della storia, suddivisi per genere o meno, ci porta sempre ad affrontarci con Scandalo a Filadelfia, e chi l’ha visto può ben capire il perché.

annex20-20hepburn20katharine20philadelphia20story20the_06Parlare di un film del 1940 mi fa sentire l’esigenza di spiegare che non dimostra affatto gli anni che porta, forse perché io stesso, anni fa, ho concesso una chance a quel capolavoro che è Via col Vento soltanto dopo averlo deliberatamente snobbato per più d’una volta. Ma è così, Scandalo a Filadelfia l’etichetta di classico senza tempo se l’è meritata, perché per molti aspetti potrebbe anche essere stato girato l’altro ieri.

Katherine Hepburn, partiamo da lei. Nella parte di una delle donne più in vista dell’alta società, non temerebbe il confronto con le attrici di oggi. Tanta naturalezza, classe da vendere e un magnetismo che attirerebbe a sé anche i sordi e i ciechi.

Quando Tracy Lord sta per sposarsi per la seconda volta, l’ex marito fa capolino nella lussuosa villa di famiglia, dove resterà ospite per qualche giorno in compagnia di due giornalisti in incognito, incaricati di realizzare un servizio sulle nozze.

La bizzarra situazione permetterà agli “intrusi” di cambiare le carte in tavola, ma soprattutto di cambiare i rapporti tra le parti in causa, e di scatenare qualcosa nella stessa Tracy, che da algida dea delle perfezione scopre qualche debolezza persino dentro di sé.

annex-hepburn-katharine-philadelphia-story-the_031Muovendosi verso direzioni inaspettate e mettendo in scena un irresistibile scambio di battute che si scambiano una parte con l’altra, dalla Hepburn all’impertinente sorellina, dalla fotografa ad un Cary Grant che tutto osserva e commenta con piglio ironico incantevole, Scandalo a Filadelfia risulta davvero come la mirabile dimostrazione di quanta freschezza e vivacità ci fosse al cinema già quasi ottant’anni fa, e di quanto il cinema che è venuto dopo gli sia debitore.

A James Stewart resta l’ingrato compito – solo nella storia, perché nella realtà gli valse un Oscar inaspettato – di mettere scompiglio e ordine nel triangolo amoroso (per un po’ anche quadrilatero), ma qualcuno doveva pur farlo. Dopotutto, l’intreccio comico parte da lì.

È in un dialogo tra lui e la Hepburn che il film perde giusto un filo di tono a metà della storia, con un intermezzo che stona un po’ con l’impostazione leggera generale, ma pazienza. Pazienza anche se il finale non ha proprio una sua logica, è perfettamente godibile lo stesso. Le commedie di oggi ci hanno abituato a ben peggio, raffazzonate e banali come ne ho viste tante. Anzi, a maggior ragione si può apprezzare un film come questo.

VOTO: 9

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