I 100 ruoli che hanno segnato la storia del cinema pt. 7

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83. Vittorio Gassman – Bruno Cortona (Il sorpasso, 1962)

Furbo, arrogante e sicuro di sé, Bruno Cortona impersonifica un certo tipo di italiano, caciarone e gradasso che cerca sempre di farla franca e sa sempre anche quello che non conosce nemmeno, guida in modo incosciente, parcheggia in divieto ed è irriverente con chiunque. Dino Risi nel 1962 mette a punto un altro bel personaggio e, assieme a Ettore Scola e Ruggero Maccari, lo fa correre lungo l’Aurelia fino a Castiglioncello e poi verso Viareggio, nascondendo dentro il suo itinerario geografico una sottile analisi dell’Italia del boom economico.

il_sorpasso

82. Marlene Dietrich – Lola Lola (L’angelo azzurro, 1930)

Cale di seta che scendono sulle gambe e riccioli d’oro che spuntano da un cappello a cilindro d’argento. Nel 1930,mentre canta “Ich Bin Die Fesche Lola” a cavalcioni di una sedia, Marlene Dietrich diventa una diva internazionale dal fascino intramontabile. L’Angelo Azzurro lancerà l’affascinante ragazza tedesca tra le stelle del firmamento hollywoodiano. Il personaggio nasce dal romanzo Il Professor Unrat di Heinrich Mann, e grazie a Joseph von Sternberg e al fascino della Dietrich, indicherà il modello della femme fatale del Novecento: disinibita, maliziosa, cinica e conturbante.

81. Vincent D’Onofrio – Leonard Lawrence “Palla di Lardo” (Full Metal Jacket, 1987)

Il suo vero nome è Leonard Lawrence, ma nessuno lo chiama così. Un personaggio buono è un po’ tonto finito diritto all’inferno: un campo addestramento di otto settimane per reclute dei Marines nella caserma di Parris Island, Carolina del Sud. Umiliato ed offeso, Palla di Lardo rappresenta il simbolo delle qualità migliori dell’essere umano schiacciate da chi qualità non ne ha e se ne vanta pure. Il suo destino sarà quello di soccombere alla logica militare a colpi di saponette e insulti, schiacciato dal darwinismo feroce e senza morale della caserma.

L'angelo azzurro

@tratto da I magnifici 100, supplemento a Ciak del 2005, a cura di Andrea Morandi (Mondadori editore)

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