Girl, interrupted

Una ragazza affetta da disturbo bipolare della personalità, una sociopatica, una bugiarda patologica, un’altra con evidenti problemi alimentari: sono alcune delle pazienti che negli anni Sessanta popolavano il Claymoore Hospital, un ospedale psichiatrico dove si cura di tutto, e con tutti i modi possibili.

clea-duvall-as-georgina-tuskin-in-girl-interrupted-clea-duvall-17411857-1360-768Lisa, Georgina, Polly, Daisy, Janet, sono tutte troppo fragili nonostante l’età. Qualcuna lo maschera dietro un’indole nevrotica o un’apparente indifferenza, e qualcun’altra è troppo facile alle lacrime per potersi difendere, ma tutte, chi più e chi meno, non sono altro che delle bambine cresciute, anche se non sono cresciute proprio come avrebbero dovuto. Fumano tanto, parlano di sesso e sognano la libertà che non hanno, ma qualcosa di infantile continua a trattenerle in questa vita, ed è difficile dire se sia pazzia o la pigra noncuranza a superare i propri limiti.

Nel 1999 Winona Ryder indossa la consueta grazia e dolcezza che l’aveva fatta già ammirare nelle sue precedenti pellicole e diventa Susanna Kaysen, la diciottenne depressa che nega a sé stessa di aver tentato il suicidio. Susanna ripete che la decisione di ricoverarsi appartiene ai suoi genitori e non a lei, e ciononostante non fa nulla per uscire da quell’ospedale. Nulla che non sia abbandonarsi ad un’ostinata accondiscendenza verso le proprie debolezze.

girl-interruptedChi all’epoca abbia guardato Ragazze interrotte per ritrovare Winona Ryder, sarà forse rimasto sorpreso da un’Angelina Jolie nel ruolo migliore della sua carriera fino ad ora. Labbra carnose sempre in vista e una fisicità dirompente, rischia di rubare la scena alla collega e di diventare il personaggio più interessante del film. Anche se a completare il collage c’è una schiera di comprimarie ciascuna a suo modo affascinante, che si tratti della preziosa presenza di Whoopi Goldberg o della Brittany Murphy bruttina e goffa prima della trasformazione.

Più di vent’anni dopo Qualcuno volò sul nido del cuculo, James Mangold dirige la versione al femminile di quel cult a cui, del resto, è accomunato forse soltanto dall’ambientazione, e dal ricordo di un’epoca in cui ogni tipo di disturbo psicologico era causa di vergogna e deprecazione, indipendentemente dalla sua natura. Con toni delicati e meno drammatici, Ragazze interrotte racconta le storie di giovani menti delicate, di un viaggio alla scoperta di sé stessi che vive anche di momenti intensi e, nonostante si senta che qualcosa, sul finale, è stato trascurato, non c’è una sola ragazza a cui alla fine non si voglia un po’ di bene.

VOTO: 9

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