Bordertown

Quando senti parlare di individui scomparsi, il pensiero corre subito all’America Latina. Quando senti parlare di desaparecidos, di aerei precipitati e mai più ritrovati, di snuff movies e di cadaveri seppelliti chissà dove, stai già pensando all’America Latina. Una terra che porta dietro di sé la storia delle persone che si perdono nella violenza del suo popolo e nella complicità di chi dovrebbe proteggerli.

bordertown-2006-jennifer-lopez-34632189-500-334Nella città di Juárez, in Messico, i morti non si contano più. È la città con il più alto tasso di criminalità del mondo, affogata nella spirale del narcotraffico, della lotta tra gang e delle donne private troppo presto della loro vita. Lo racconta il film Bordertown, del 2006, che adotta il pretesto dell’inchiesta giornalistica per andare a vedere cosa succede là dove circa 5.000 donne sono scomparse negli ultimi vent’anni.

Jennifer Lopez è la reporter che segue il caso di una delle giovani vittime salvatasi per miracolo, e Antonio Banderas è il redattore capo di un giornale del posto: insieme lavorano per dare voce a Eva, ragazza violentata e seppellita viva, la cui voce, però, sembra non voler ascoltare nessuno.

Bordertown è un film mosso sicuramente da nobili intenti, meritevole più per le intenzioni che dal punto di vista artistico. Non deve essere stata facile la produzione, se il regista Gregory Nava afferma che durante le riprese il cast fu oggetto di minacce e le autorità locali ostacolarono la lavorazione. Vero è che il film accusa i governi messicano e statunitense di chiudere entrambi gli occhi di fronte a ciò che accade a queste donne, e di non tener conto delle condizioni di lavoro nelle maquiladoras, gli stabilimenti in cui producono oggetti di consumo che vengono immessi sul mercato a basso costo.

bordertown-2006-jennifer-lopez-34632194-1000-667I nei, però, rimangono. A cominciare proprio dalla presenza di Jennifer Lopez, protagonista troppo ingombrante in un film che avrebbe dovuto dare più visibilità a Eva e alle altre ragazze che cerca di aiutare, evitando di concentrarsi sulla sua storia personale che, francamente, c’entra ben poco. Fallisce anche il tentativo di mettere in piedi un thriller, probabilmente il genere più adatto a questo tipo di storia, ma che in tal caso non riesce a mantenere la suspense fino in fondo.

Poco felice anche la scelta di mantenere i toni su un livello che non sprofondi nel drammatico. A parte la scena iniziale, la narrazione segue una strada che non incontra nessun altro momento (forse uno soltanto) di crudo realismo, di quelli che ti fanno torcere lo stomaco e inumidire gli occhi. Momenti che sarebbero stati essenziali a questo film, perché la storia delle messicane stuprate e abbandonate nel deserto giungesse allo spettatore come un pugno nello stomaco, sfruttando al meglio il potenziale narrativo che ha proprio una storia come questa.

VOTO: 5

Bordertown

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