Uccelli arrabbiati

In un’isola da sogno che si trova chissà dove, un’allegra comunità di uccelli variopinti e coccoloni vive indisturbata nella sua beata tranquillità, fino a quando l’arrivo di un’orda di maiali apparentemente amichevoli non interviene ad aggiungere un pizzico di frenesia alla loro routine. Soltanto uno di loro non smette di essere costantemente diffidente e arrabbiato.

È la trama – a grandi linee – di Angry Birds, sia che intendiate il film d’animazione o il gioco che probabilmente avrete già scaricato sul cellulare, fa lo stesso. Poco cambia.

Angry Birds

Gli uccelli arrabbiati del titolo nascono da un’idea che col cinema c’entra ben poco, essendo pensata appositamente per uno dei videogiochi più popolari degli ultimi anni. L’impresa era quella di trasportarli dallo schermo di uno smartphone a quello di una sala, e la scommessa è riuscita a metà.

Angry BirdsSe già nella serie sviluppata dalla Rovio si finisce col solidarizzare coi pennuti, accanendosi sempre di più coi maialini verdi, il film riesce nell’intento di farteli adorare, quando spalancano i loro occhioni teneri come i pulcini, quando esplodono per sovraccarico di tensione come Bomb, quando corrono all’impazzata come Chuck, e quando finalmente si lanciano con la fionda contro i porci avversari.

Sono buffi, sono divertenti, sono dolci, ma vivono anche della stessa sindrome dei Minions, perché quando un personaggio nasce prima della sceneggiatura, poi è difficile costruirgli attorno il plot: anche loro, come gli omini gialli, non trovano di fronte un nemico che faccia ridere o tremare, e anche loro sono protagonisti di una storia che non riesce a competere con l’originale da cui derivano.

Angry BirdsSolo che qui il difetto di narrazione si fa più grave, perché i Minions acquistavano autonomia in quello che può considerarsi a tutti gli effetti come un prequel (e quindi ha in sé una ragion d’essere), ma gli Angry Birds non aggiungono nulla, di fatto, a quello che era già lo schema del gioco. La loro vita prima dell’arrivo dei maiali non ha in sé nulla di eccezionale, e nella seconda parte il film non fa che sviluppare quello è che poi l’unico obiettivo del gioco. Già, colpire i maiali con la fionda.

Si ride di tanto in tanto, o almeno si sorride, non tanto quanto si dovrebbe quando si guarda un cartone animato. Immagino che forse sia più indicato per i bambini. A noi grandi ci vuole qualcosa di più per farci saltare dalla poltrona, qualcosa di più di una citazione da Shining e della derivazione da un videogioco. Altrimenti va a finire che quando scattano i titoli di coda riprendi a giocarci di nuovo per capire cos’hanno di speciale questi uccelli.

VOTO: 5

Angry Birds

 

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