Cruising, misteriosi omicidi nella comunità leather

Sul finire degli anni Settanta, la comunità gay di New York è bersagliata da un serial killer che uccide le sue vittime sempre nello stesso modo. Non tutti gli omosessuali sono – in teoria – potenziali bersagli: l’assassino sceglie la sua preda tra i frequentatori di un certo tipo di locali, quelli rivolti a un’utenza che predilige il sadomaso, l’abbigliamento in pelle e non teme di mostrare più di qualche centimetro del suo corpo in pubblico.

CruisingSono i presupposti che aprono Cruising di William Friedkin, colui che aveva già girato L’esorcista e intascato l’Oscar per Il braccio violento della legge. Con delle garanzie così, e un protagonista come Al Pacino, viene il sospetto che forse valga la pena riscoprirlo, e forse è più che naturale persino nutrire delle aspettative. Ma il film sarà stato all’altezza?

Al Pacino non aveva più di dieci pellicole sul curriculum, quando era già diventato la star de Il padrino e fu ingaggiato per interpretare l’agente di polizia in incognito incaricato di mettere fine alla serie di delitti. Il film all’epoca fu osteggiato dagli attivisti gay, nella convinzione che sostenesse una malsana connessione tra le loro abitudini sessuali e la violenza perpetrata ai loro danni. Non credo che si tratti di una prerogativa di questo film: al cinema esiste da sempre un’ombra oscura sul sesso che prescinde dagli orientamenti sessuali. Quel che mi lascia perplesso, è piuttosto il modo in cui la trama viene portata avanti.

CruisingMi stupisce, cioè, che un regista impegnato a ridefinire le regole del poliziesco, che non si era fatto scrupoli, in passato, di scandalizzare lo spettatore, e che sceglie di indagare nei meandri di una subcultura mostrando chiaramente ciò che può essere definito come spinto (per quanto non mostri proprio tutto tutto, si intuisce sempre quel che sta accadendo), un regista del genere avrebbe dovuto pretendere da sé stesso un po’ più di impegno sulla sceneggiatura, peraltro scritta di suo pugno.

Oltre all’evidente abbondanza di corpi maschili avvinghiati l’uno all’altro, Cruising sembra voler far vedere anche un’altra cosa: sto parlando delle ripercussioni psicologiche che l’indagine ha sull’agente Al Pacino, che più si trova invischiato in un mondo che non conosceva, e più nutre dei dubbi sulla propria identità. È l’aspetto più interessante e controverso del film, unitamente all’ipocrisia e all’intolleranza – anche violenta – degli ambienti polizieschi. Manca invece la benché minima cura nella costruzione di un filo logico che sia all’altezza di un thriller.

Dopotutto è di questo che si tratta, di un thriller. Non è ben chiaro come si arrivi, di colpo, quasi per improvvisa epifania, al nome dell’indiziato, né tantomeno, cosa ancora più grave, vengono palesate le motivazioni che lo hanno spinto a trasformarsi in un maniaco omicida. Non sappiamo da quali ragioni derivi il suo deludente rapporto con il padre, o se tentasse di espiare un senso di colpa, o altro. È una pecca imperdonabile per un thriller abbozzare la figura dell’assassino, perché con lui va a farsi benedire tutto l’insieme delle ragioni su cui il film stesso dovrebbe reggersi.

Del resto, Cruising si apre con l’avviso che i crimini narrati, nella realtà dei fatti, sono rimasti insoluti. Magari Friedkin si sarà detto, se non è riuscita la polizia a dare una risposta, perché dovrei farlo io?

VOTO: 5

Cruising

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...