Pazzi, pupe e pillole

Qualche tempo fa, in America avevano un comico di nome Jerry Lewis che andava alla grande nei decenni ’40-’60. Oggi che di anni ne ha 90 suonati, è considerato come uno dei più grandi comici che gli USA abbiano mai conosciuto. Il primo film di cui fosse protagonista che abbia visto, risponde al nome di Pazzi, pupe e pillole – non un granché come titolo – e alla fine ho dovuto convincermi di non aver iniziato col piede giusto.

Pazzi, pupe e pilloleIo sono cresciuto negli anni Novanta, quand’era Jim Carrey il re della commedia per noi ragazzi, ed è a lui che è andato il mio primo pensiero quando ho capito con che cosa avevo a che fare. Jerry Lewis è uno di quegli attori che recitano con tutto il corpo, ma prima di tutto con il volto, e come molti altri grandi comici può contare su una mimica facciale goffamente espressiva e volutamente esagerata, anche se Jim Carrey porterà all’estremo quel modo di recitare e il demenziale diventerà d’obbligo.

In Pazzi, pupe e pillole, il signor Lewis è impiegato in una clinica dove lavora come inserviente, giacché un grossissimo problema gli impedisce di aspirare alla professione di medico: è troppo sensibile ai problemi dei pazienti, che non riesce a trattare con distacco e lucidità. Nei quasi novanta minuti di film, la serie di gag si intreccia al ricordo di un vecchio amore e a quello attuale per un’infermiera dell’ospedale, il tutto mentre proverà a liberarsi per sempre dei suoi limiti.

Ma in realtà la trama è meno articolata di così: gli sketch che si susseguono sono quasi interamente avulsi dal contesto principale, e tutto fa pensare che siano stati inseriti a forza, e che avrebbero potuto essere usati anche altrove. In effetti, si tratta di brevi Pazzi, pupe e pillolesiparietti che avrebbero reso meglio in qualche breve comica à la Stanlio e Ollio o, perché no, in un programma per la televisione.

Scarso lavoro sui personaggi, e due o tre avvenimenti rilevanti in tutto a costruire la struttura del film, dove le comprimarie femminili tengono testa al capocomico, specie Kathleen Freeman, da sempre spalla al cinema e mai protagonista. Pochi i momenti davvero divertenti e ancora meno i guizzi geniali – l’incipit e la fine rappresentano quanto di meglio questa pellicola del 1964 possa offrire – come se avessero puntato tutto su un unico cavallo, nella convinzione (errata) che Jerry Lewis bastasse da solo a fare il film.

VOTO: 5

Pazzi, pupe e pillole

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