Pranzo di ferragosto

Chi abbia avuto la fortuna di crescere a contatto con i suoi nonni, sa quanto gli anziani possano essere capricciosi, impegnativi, cocciuti eppure terribilmente necessari. Chi abbia imparato poi anche ad amarli, sa pure quanto abbiano bisogno di noi, quasi quanto noi abbiamo bisogno di loro.

Pranzo di ferragosto

Non è detto che la pensi così anche Gianni, uomo di mezz’età che non sembra avere un vero piano per risollevarsi dai debiti, e si arrangia come può, insieme alla madre con cui divide la casa e la quotidianità, lasciandosi trascinare dai giorni che passano e ingoiando un bicchiere di vino dopo l’altro. Fino a quando il regolare svolgersi dell’estate in città non viene movimentato dall’arrivo di tre inaspettate vecchiette, di cui Gianni si occuperà cosicché i loro figli possano trascorrere fuori le vacanze.

Non è altruismo, né è lo spirito di sacrificio a sussurrargli alle orecchie di acconsentire, bensì la prospettiva di un immediato vantaggio economico. La convivenza indesiderata con le tre ottuagenarie, più la madre, rappresenta l’altra faccia della medaglia nel rapporto non sempre facile con gli anziani, quella che nessuno di noi vorrebbe ammettere apertamente, ma che in fondo possiamo anche capire: prendersi cura dei vecchi non è detto che sia compito gradevole a tutti.

Pranzo di ferragostoImpossibile, però, non provare un moto di simpatia per le quattro signore, che in fondo in fondo sono davvero testarde e difficili da tenere a bada, e forse per questo sono ancora più adorabili in quanto incredibilmente vere. Il realismo dell’atmosfera è accentuato dall’impressione che non stiano affatto recitando, e la scelta di affidare i ruoli a quattro attrici improvvisate al loro esordio – nonostante l’età – alla fine si rivela vincente. e chissà che davvero non recitassero.

È il punto di forza di Pranzo di ferragosto, riuscire a trasmettere la sensazione che una di quelle potrebbe davvero essere nostra nonna. Peccato che i 70 minuti scarsi dell’opera bastino ad approfondire i personaggi meno di quanto sarebbe opportuno, e a pensarci bene, il fatto che – attenzione, potrei togliervi il gusto di scoprirlo da soli – il vero e proprio pranzo ferragostano occupi appena gli ultimi dieci minuti del film lascia un po’ l’amaro in bocca. Come dire che avremmo voluto vedere di più, proprio come le tre vecchiette che, alla fine, saranno disposte anche a pagare pur di trascorrere qualche altra ora insieme.

VOTO: 7

Pranzo di ferragosto

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