Into the woods, and out of the woods, and home before dark!

C’è un’energia contagiosa che soltanto un musical è in grado di scatenare fin dai primi istanti, quell’energia che nasce dal connubio tra immagine e, inutile a dirsi, musica, diversa da qualunque altra forma di eccitazione provocata dagli altri generi cinematografici. Per quanto la parola musical ci riporti inevitabilmente ai celebri esempi del passato, nell’epoca di Chicago, di Dreamgirls e Les Misérables possiamo essere sicuri che i film musicali abbiano ancora qualcosa da dire, e Into the Woods ne è la felice dimostrazione.

Into the Woods

Riadattamento dell’omonimo spettacolo teatrale, mescola sapientemente alcune tra le più note fiabe che alimentano da anni l’immaginario collettivo, rielaborandole in maniera ironica e intelligente, e in modo tale che ognuna di esse trovi il suo naturale completamento nell’altra. Va a finire che le premesse sono quelle già note al grande pubblico, ma la conclusione è tutta originale. Così, quando una strega cattiva lancia una maledizione su un fornaio e sua moglie, impedendogli di avere figli, i due saranno costretti ad avventurarsi nel bosco alla ricerca di alcuni oggetti che potranno sciogliere l’incantesimo.

Into the WoodsÈ in questo modo che le storie di Cenerentola, Cappuccetto Rosso, Raperonzolo e altri si intrecciano, sebbene sia chiaro fin dalla sequenza d’apertura che qualcosa sta per unirli, attraverso un legame narrativo che si esplica meravigliosamente nella musica. Into the Woods conquista al primo sguardo, con la sua musica, il suo umorismo, e diciamolo pure, i suoi attori, perché avere nel cast Johnny Depp e Meryl Streep non è roba da poco.

E probabilmente è proprio Meryl Streep il personaggio più affascinante, etichettata dalla critica internazionale come personaggio non protagonista, ma di quelli senza i quali il film perderebbe gran parte del suo interesse (e comunque la più brava, come sempre). Non è da meno il fatto che Chris Pine ed Emily Blunt rivelino una propensione – per il musical come per la commedia – da non sottovalutare, e l’alchimia tra la Blunt e James Corden è un altro punto a loro favore.

Into the WoodsAncora più interessante è notare che, poche settimane prime che arrivasse nelle sale la versione in live action della Cenerentola disneyana, la stessa casa cinematografica abbia proposto, in questo film, una versione dello stesso personaggio che si colloca decisamente agli antipodi, molto meglio dell’altra Cenerentola inerte e in preda agli eventi: un segno che gli eroi delle fiabe possono prestarsi a più d’una interpretazione. Into the Woods ne è consapevole, e sotto la buona regia di Rob Marshall sa come farli funzionare.

È un peccato che lo stesso film, mentre i suoi protagonisti cercano di trovare la strada giusta per loro, a un certo punto perda la sua direzione: il distacco tra la prima e la seconda parte della storia è così evidente, che giunti a metà si fa un po’ fatica a riambientarsi. Ritrova giusto in tempo la retta via, prima di approdare alla conclusione, che ricorda lievemente e va oltre il «Nessun posto è bello come casa mia» de Il mago di Oz, ed è una morale sulla famiglia, sul rapporto genitori-figli e, soprattutto, su come prima sia necessario trovarla, quella casa che fa per noi.

VOTO: 8

Into the Woods

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