La casa degli spiriti

Cile, 1973. Blanca Trueba fa ritorno in una vecchia casa, rimasta apparentemente disabitata per lungo tempo, portando con sé la figlia e il padre ormai in età avanzata, e qui comincia a rovistare tra i suoi ricordi, a raccontarsi (e a raccontarci) la storia della sua famiglia. Dal primo incontro tra i suoi genitori al matrimonio inaspettato tra i due, alla vita nella hacienda di famiglia all’amore per uno dei contadini: nel mezzo, la tormentata figura della zia paterna, i poteri soprannaturali della madre, il difficile coronamento di un rapporto contrastato dal padre, passando per i soprusi del periodo della dittatura militare cilena.

La casa degli spiritiQuella de La casa degli spiriti è a tutti gli effetti un’epopea familiare che attraversa la storia di almeno tre generazioni. Di donne, soprattutto. Nonne, figlie, madri, nipoti, c’è l’intera gamma delle relazioni familiari in questo film tratto dal primo romanzo di Isabel Allende, molte delle quali si assommano nella figura principale di Clara, al secolo Meryl Streep.

Amabile e capace di comprensione e tenerezze, Clara è senz’altro il perno che tiene unita la famiglia, oltre ad essere il personaggio in grado di catalizzare su di sé quasi tutta l’attenzione, almeno fino a quando, nell’ultima parte della narrazione, la storia non tende a concentrarsi sulla vicenda amorosa di Blanca e sull’avvento del nuovo regime dittatoriale.

Figura eterea divisa a metà tra il mondo terreno e il mondo ultrasensoriale, perennemente vestita di bianco, con un’espressione tanto dolce quanto assente stampata sul volto, Clara è dotata di poteri paranormali che la mettono in collegamento con l’aldilà e con gli eventi che dovranno arrivare. Paradossalmente, il film non si preoccupa tanto di indagare e approfondire quest’aspetto, limitandosi a fotografare quasi per caso i momenti in cui la vediamo avvalersi delle sue straordinarie facoltà, allo stesso modo in cui coloro che le stanno accanto la guardano sollevare un tavolino col pensiero come si guarda un bambino che ruba le caramelle.

La casa degli spiritiÈ la tara che pesa sul risultato finale dell’opera, passare accanto ai momenti salienti distogliendo lo sguardo troppo presto. Si ha la sensazione che Bille August interrompa la scena sul più bello – o, per essere più precisi, sul più tragico, cioè proprio quando la tensione drammatica sta raggiungendo il suo apice, spezzando il pathos nell’istante in cui ne avremmo più bisogno. D’altronde potrebbe trattarsi del difetto ereditato da una mole considerevole di informazioni, ragion per cui sarebbe stato impossibile indugiare ogni volta senza che alla fine ne risultasse un polpettone di oltre tre ore.

Niente ci impedisce, comunque, di apprezzare il grande pregio di questa narrazione, quello di essere una saga familiare carica di intensità e di fascino, legata indissolubilmente alla Storia vera di un Paese, oltre al fatto di avere nel cast Jeremy Irons, Antonio Banderas, Vincent Gallo, Vanessa Redgrave, Winona Ryder e una straordinaria Glenn Close. La casa degli spiriti si può considerare un risultato decisamente azzeccato per una trasposizione dal testo alle immagini se, a conti fatti, c’è più d’un momento, o una scena, che restano impressi nella memoria.

VOTO: 8

La casa degli spiriti

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