Diana – La storia segreta di Lady D

When I started my public life, twelve years ago, I understood the media might be interested in what I did. I realized then their attention would inevitably focus on both our private and public lives.

Persino Diana in persona, principessa del Galles e madre dell’erede al trono William, in questo stralcio di un discorso del 1993, dimostra di essere consapevole dell’attenzione di cui sarebbe stata oggetto la sua vita, e del fatto che pubblico e privato fossero destinati a fondersi, fino a sovrapporsi l’uno all’altro.

6280.Diana - La storia segreta di Lady DManco a dirlo, una serie non indifferente di film sulla sua vita, destinati perlopiù alla televisione, iniziò a fiorire già durante gli anni del suo matrimonio col principe Carlo. Chiara manifestazione del privato che diventa pubblico. Ultimo, almeno per il momento, è stato Diana – La storia segreta di Lady D uscito nel 2013 per il più ampio circuito cinematografico, e accompagnato dalla giusta dose di pubblicità e di aspettative che si deve a un biopic di questa portata e a una pellicola che riveli – o che almeno si suppone che abbia – ottimi intenti.

L’errore insito nell’essenza stessa del film è palese, in realtà, già in quella dicitura aggiunta al titolo italiano. La storia segreta di Lady D. Come si può tentare di raffigurarsi e di portare sullo schermo quella che è, a tutti gli effetti, una storia segreta, parte integrante di quel privato che tentava a tutti i costi di trasformarsi in pubblico, e riuscire a renderla plausibile?

È quel che prova a fare Oliver Hirschbiegel, cimentandosi in un’impresa evidentemente più grande di lui. Diana Spencer è un’icona troppo grande per accostarsi a lei così incautamente, senza contare la venerazione e il rispetto di cui gode ancora oggi, il che rende il giudizio critico tanto più severo.

Diana - La storia segreta di Lady DIl film racconta i risvolti più romantici e tumultuosi dell’affaire di Lady Diana con il cardiochirurgo di origini pakistane Hasnat Khan, i loro faticosi sforzi per impedire al privato di sgattaiolare sotto i flash dei paparazzi onnipresenti, la di lei vita pubblica che infine li travolge e li porta alla deriva. Il problema sta tutto qui: neanche l’impegno e il buon risultato ottenuto da Naomi Watts riescono a colmare una lacuna che è tutta nella sceneggiatura.

Quello che alla fine si vede è una ricostruzione del tutto arbitraria di frammenti di cui poco o niente sappiamo, e il guaio è che quest’azzardo si potrebbe pure perdonare se almeno acquisisse credibilità: uno dei personaggi che più abbiano influenzato i nostri tempi, e una delle love story maggiormente idealizzate, finiscono coll’appiattirsi sulla base di un qualunque drammone romantico, senza restituirci nulla della grandezza di una donna che ha fatto storia. E se non si riesce, allora, ad immaginarsi come si deve quel privato sconosciuto, tanto valeva concentrarsi sul pubblico che conosciamo, raccontando, per esempio, dell’impegno di Lady D. in campo umanitario, cosa che qui appare giusto qua e là come riempitivo, senza che tra l’altro rivesta un ruolo narrativo importante.

VOTO: 5

Diana - La storia segreta di Lady D

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