Il dottor Stranamore, potenza della parodia e della comunicazione inadeguata

Un filone del cinema di fantascienza americano, forse non particolarmente nutrito ma ugualmente importante, si sviluppa negli anni Cinquanta in piena guerra fredda, assimilandone le ansie e le posizioni e facendone la propria spina dorsale. A questo genere di science fiction, proprio in tempo di guerra fredda, quando il disastro nucleare a molti era sembrato un’ipotesi tangibile, fa il verso Il dottor Stranamore. Nome completo: Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba.

La bomba del titolo è ovviamente quella atomica, ma di una potenza talmente distruttiva da avere effetti sul mondo intero. È il 1964, e Stanley Kubrick porta sullo schermo il romanzo di Peter George costruendo un universo che si colloca al di là della fantascienza, per entrare direttamente nel vivo della commedia nera.

Il dottor StranamoreEppure non c’è dubbio che di parodia si tratti, non tanto della fantascienza cinematografica quanto delle paranoie contemporanee, segnando definitivamente lo scarto tra un tempo in cui la minaccia nucleare era avvertita come tangibile, e un altro in cui pareva ormai in fase di superamento, se non già passata. La sceneggiatura si prende gioco di un certo modo di rappresentare i potenti del mondo, che decidono le sorti dell’umanità chiusi nelle loro stanze riservandosi in ogni caso un destino migliore di quello della povera gente, ma soprattutto si fa beffe delle potenzialità insite nel cinema stesso.

In una pellicola in cui un nuovo conflitto di proporzioni inimmaginabili sta per scoppiare tra le due superpotenze, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, in cui uno stormo di aerei da guerra sta per bombardare il territorio nemico, in cui scene di guerra si alternano ad altre in cui lo stato maggiore si riunisce attorno al fittizio presidente Merkin Muffley, è sorprendente che la parte più importante non sia costituita dall’azione vera e propria, ma dai dialoghi.

Il dottor StranamoreAccade così che la guerra, con conseguente distruzione del pianeta, sia dichiarata da un paese all’altro per puro caso, per iniziativa personale di un generale dell’esercito americano paranoico e fuori di testa, uno Sterling Hayden incaricato di incarnare i residui dell’ossessione per i comunisti, destinato fatalmente (e anche storicamente) a soccombere. È uno degli esempi che fanno de Il dottor Stranamore la commedia degli equivoci, dei contrasti visivi e verbali, delle frasi che giungono sempre come se fossero fuori contesto.

Un gruppo di soldati fa fuoco davanti a un cartellone pubblicitario che incita alla pace. Mentre l’ordigno che scatenerà la fine del mondo sta per scoppiare, il primo ministro russo e il presidente americano bisticciano al telefono per stabilire a chi dei due dispiaccia di più. Il generale Turgidson (un perfetto George C. Scott) flirta con la segretaria mentre è in piena riunione d’emergenza, e si lascia andare a dichiarazioni soddisfatte del tipo: «Io non dico che non ci costerà proprio niente, però dico non più di dieci, venti milioni di morti al massimo».

Il dottor StranamoreDa una scena all’altra si ripete un susseguirsi di dialoghi inadeguati, e perciò raccapriccianti, e perciò tanto più riusciti nei loro intenti parodistici. Non da meno l’effetto straniante prodotto dall’uso inopportuno delle musiche, che accompagnano l’esplosione come se fosse la sequenza finale di una commedia romantica, e i momenti carichi di implicazioni sessuali marcatamente ridicole, come la famigerata scena del maggiore Slim Pickens che cavalca la bomba.

Non fa eccezione l’ultima parte del concilio nella sala operativa, quando le preoccupazioni sugli esiti della catastrofe nei presenti sembrano svanire di fronte alla possibilità di iniziare una nuova era, in cui ogni uomo avrà accanto a sé dieci donne per favorire il ripopolamento. È il dottor Stranamore in persona a parlare, al secolo Peter Sellers che assume su di sé l’incarico di diventare anche il presidente e il colonnello Mandrake, e trasformandosi in una triade di grande impatto per il cinema a venire. Il critico americano Judith Crist una volta ha detto che «è così che finirà il mondo, in tumulto di errori tecnici, di strafalcioni umani, di gergo e di linguaggio incomprensibile parlato dai politici». Speriamo di no.

VOTO: 9

Il dottor Stranamore

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