Suicide Squad, i bad guys sono di moda

Un pool di criminali passati all’altro lato della lotta, anche se per poco, anche se loro malgrado. Un cast superstar che si nutre di talenti strepitosi e delizie per gli occhi. Corpo a corpo coreografici così belli da guardare che a momenti ti dimentichi che si stanno facendo male. Eminem, i Queen, i White Stripes che suonano al momento giusto con le loro note mai fuori tono. E tanta ironia. Si ride e si gode.

Per usare un’espressione che francamente detesto, ma che rende bene l’idea, Suicide Squad è tanta roba. È estetica pop allo stato puro, che combina il vestiario di Harley Quinn con il look del Joker di Jared Leto, perfetta sintesi tra la follia di Jack Nicholson, il talento di Heath Ledger e un non so che alla David Bowie (per quanto compaia assai meno di quanto ci si aspetti).

Suicide Squad

La DC finalmente prova a tuffarsi nella sana ironia che la Marvel conosce da tempo, sperimenta l’arroganza e il politically incorrect a pochi mesi di distanza da Deapool, e ci offre un team di metaumani e supereroi à-la-Avengers, solo che qui si battono per salvare il mondo per puro opportunismo. Potrebbe sembrare una copia, ma non lo è.

I personaggi dei fumetti che si guadagnano lo schermo in ruoli da protagonisti sono sempre i buoni, e la novità sta tutta qui: i membri della Suicide Squad non conoscono il bene. Decidono di provare il bene perché, in realtà, non hanno scelta, se non quella di continuare a marcire in carcere, o provare a fuggire ed essere condannati a morte certa.

Lo so, la critica l’ha massacrato, e se ne capisce il perché. Nonostante le schede introduttive iniziali, promosse a pieni voti, i personaggi da lì in poi hanno scarsa caratterizzazione. Soprattutto alcuni, che pare siano entrati nel gruppo solo per fare numero. E non sono nemmeno così cattivi, almeno in questa storia, e almeno non tanto quanto lo siano, a conti fatti, il governo e Viola Davis. E poi manca un villain carismatico, con Cara Delevingne che resta, ahimé, complice anche il ruolo, più supermodella che attrice. E c’è persino qualche buco nella trama.

Suicide Squad

Eppure Suicide Squad finisce col risultare quello strano miscuglio in cui i difetti si annullano a vicenda. La mancanza di spessore di taluni personaggi è soppressa dalle prove d’attore di Will Smith, Joel Kinnaman e Jay Courtney, per non parlare di Margot Robbie, rivelazione indiscussa e vera attrazione di tutto il film. Le deboli motivazioni alla base del plot cadono nel momento in cui cominciano calci e botte, parte la musica e si vedono gli effetti speciali, che è un po’ quello per cui, in fondo, si va a vedere un cinecomic.

Che poi io sono quello che pretende sempre il massimo rigore dalla storia: voglio dire, mica ci si può darsele di santa ragione senza un perché. Ma stavolta no. Stavolta ho sentito l’adrenalina addosso, ho messo da parte il buon senso e mi sono divertito. D’altronde, si dovrà pure accettare che in un film in cui ci sono dieci personaggi di rilievo, alcuni siano giustamente sacrificabili.

VOTO: 9

Suicide Squad

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