I 100 ruoli che hanno segnato la storia del cinema pt. 14

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Cabaret

55. Liza Minnelli – Sally Bowles (Cabaret, 1972)

«Sono egocentrica, capricciosa e…qual è il terzo difetto? Ah sì, che mi cullo nella infantile illusione che un giorno diventerò una ricca e celebre attrice». Sally è sospesa tra uomini e desideri, ha qualche certezza e un uomo, Brian (un ancora bello Michael York), che forse non basta. Praticamente perfetta Liza Minnelli che sembra essere nata solo per ricoprire questo ruolo, che le varrà l’Oscar.

54. Charlie Chaplin – Il barbiere ebreo (Il grande dittatore, 1940)

Del barbiere sappiamo che è reduce dalla Prima Guerra Mondiale: lo vediamo destreggiarsi maldestramente con la vita militare prima di ritornare alla sua esistenza quotidiana nel ghetto, in cui può finalmente riaprire il suo negozio. La sceneggiatura venne scritta da Chaplin nel settembre del 1939. Oltre al barbiere, si inventò il suo sosia Adenoid Hynkel, dittatore di Tomania, rappresentazione di Adolf Hitler.

53. John Wayne – Ethan Edwards (Sentieri selvaggi, 1956)

Al di là dei un personaggio difficile comunque inserito nel contesto violento e spietato del concetto di frontiera caro a John Ford, Ethan è un uomo del West, poco conciliante e brutale, con un tormento interiore che spesso gli si affaccia negli occhi, smarrito in una ricerca che lentamente si trasforma in un’ossessione. Ethan Edwards rimarrà il personaggio preferito dallo stesso Wayne che in omaggio a lui chiamerà il proprio figlio Ethan.

Il grande dittatore

52. Marlon Brando – Paul (Ultimo tango a Parigi, 1972)

Un americano a Parigi. Un uomo bellissimo e fragile, rinchiuso nel suo cappotto di cammello, cerca una via di fuga dalla morte della moglie tra le gambe di una sconosciuta. Brando improvvisò gran parte del suo ruolo, aggiungendo alla finzione parti autobiografiche, in un’interpretazione che lo lascerà svuotato e devastato interiormente, al punto che giurò che non si sarebbe più fatto coinvolgere emozionalmente per una pellicola in maniera così distruttiva.

51. Viggo Mortensen – Aragorn (Il signore degli anelli, 2001/2/3)

Orfano di padre fin da bambino, è destinato al trono, viaggia nella Terra di Mezzo, va in esilio, conosce culture, lingue e costumi diversi, è un cavaliere nobile e altruista. Peter Jackson aggiorna l’Aragorn di Tolkien rendendolo meno deciso e sicuro, un cavaliere destinato ad essere re che va verso il trono non senza dubbi e timori, anche se, quando serve, sa essere carismatico come pochi.

Il signore degli anelli

@tratto da I Magnifici 100, supplemento a Ciak del 2005, a cura di Andrea Morandi (Mondadori editore)

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