Sommersby

USA, 1866. Jack Sommersby torna a casa, reduce dalla guerra civile, destinata ad avere ripercussioni anche nella vita della comunità in cui vive. Apparentemente, la più grande difficoltà che gli si presenta al suo ritorno è data dalla nuova condizione della moglie: in sua assenza, ha promesso ad un altro uomo che lo avrebbe sposato.

SommersbyMa Jack è vivo ed è tornato, e questo cambia tutto. Soprattutto, ad essere cambiato è proprio lui, al punto che nemmeno la moglie pare riconoscere in lui l’uomo che ha sposato. L’uomo che la maltrattava, e che non sarebbe mai stato capace di un atto di amore o di gentilezza.

In realtà, il bello deve ancora venire. Perché Jack potrebbe non essere il vero Jack, ma qualcuno che gli somiglia. Qualcuno che lo ha conosciuto durante la guerra, e che ha approfittato dell’occasione per rifarsi una vita, con l’aggiunta di una moglie e una casa. I problemi arriveranno quando Sommersby sarà accusato d’omicidio. Che fare, allora? Quale identità conservare? Come salvare la pelle e la reputazione? E chi è veramente questo Jack Sommersby?

La trama di questo film del 1993 prende spunto da un film francese del decennio precedente, Il ritorno di Martin Guerre. Alla regia c’è Jon Amiel, uno che ha dato più alla tv di quanto non abbia fatto con il cinema. E forse anche questo Sommersby, con tutto ciò che vorrebbe raccontarci, sarebbe stato perfetto per una miniserie, così come è poco adatto per il grande schermo. Un uomo che trascorre sei anni in guerra per poi trovarsi coinvolto in un triangolo amoroso, il difficile ricongiungimento tra i due coniugi, il riscatto economico di una terra destinata alla miseria, l’odio razziale che difficilmente sarebbe scomparso: il materiale narrativo è decisamente piacevole, ma è anche talmente tanto che ognuno di questi segmenti scivola nell’approssimazione ad ogni cambio di scena.

SommersbyIl supporto decisivo è costituito dalla coppia degli attori protagonisti, Richard Gere e Jodie Foster, nella cui appassionata interpretazione si può scorgere ancora un motivo per cui guardare il film. Nel 2002, l’American Film Institute lo inserì nella lista delle 400 storie d’amore più grandi del cinema americano. È pur vero, però, che alla fine non entrò tra i primi 100. Comunque, qualcosa vorrà pur dire.

Quanto alla trama, resta da risolvere il contrasto tra la fascinosa questione dell’identità e uno scetticismo di fondo duro ad andarsene: la seconda parte del film, quella col processo a Jack Sommersby, in cui si affronta il nodo cruciale (costui è veramente chi dice di essere?) ha un so che di vagamente intrigante. Ma possiamo credere ad una storia dove nessuno, la moglie, gli amici, i concittadini, sia in grado di riconoscere un uomo che è stato via soltanto sei anni? Lunghi son lunghi, ma voi non sapreste riconoscere il vostro partner anche senza vederlo per lo stesso periodo?

VOTO: 6

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...