L’esercito delle 12 scimmie

Pianeta Terra, anno 2035. Quel che resta del genere umano è confinato sotto terra, mentre la superficie è ormai territorio degli animali. Il sottosuolo è l’unica speranza, per i sopravvissuti, di scampare al virus che ha sterminato il 99% della popolazione. Un team di scienziati preleva un detenuto di nome James Cole per mandarlo indietro nel tempo e scoprire le origini del contagio, ma qualcosa nel viaggio non va come dovrebbe. Catapultato da un’epoca all’altra, spostandosi in continuazione tra un futuro presente e un presente che fu, James scoprirà di essere già stato, di avere già fatto, di avere già visto. E il tempo, trottola inquieta che gira senza sosta, finirà col collassare su di sé.

L'esercito delle 12 scimmie

Dichiaratamente ispirato a La jetée di Chris Marker, questo film del 1995, L’esercito delle 12 scimmie, sviluppa in maniera più articolata quello che era soltanto un cortometraggio, dandogli una forma intricata e intrigante insieme. L’idea di uno spaziotempo che rincorre se stesso viene portata così a compimento, all’interno di una struttura decisamente più elaborata. Uno stimolo tanto brillante non poteva trovare soddisfazione che in un vero e proprio capolavoro della fantascienza, con Terry Gilliam alla regia, uno che sa come dare corpo a una visione surreale e stimolante.

L'esercito delle 12 scimmieL’universo proposto da L’esercito delle 12 scimmie ha un effetto indubbiamente disturbante. Da una parte un mondo assillato dalla pubblicità e attraversato da un complotto strisciante, dall’altra uno spazio claustrofobico situato a chissà quale profondità sotto i piedi. Entrambi dominati da una presenza che si insinua dappertutto, che tutto vede e tutto sa. Le notizie reperite da James intorno alla fantomatica banda di terroristi definitasi come le 12 scimmie saranno del tutto irrilevanti nel futuro, e l’impresa di impedire il dilagare del virus non può che naufragare nel passato.

È la manipolazione più inquietante operata dal film, ai danni di una certezza non più incontrovertibile: la linearità del tempo viene mutata in forma di circuito, nel quale le azioni umane sono destinate a ripetersi per sempre. Che cosa possiamo fare quando tutto è già stato scritto? Una disperazione che sa ben interpretare Bruce Willis, chiamato a prestare corpo a quel James Cole che è l’emblema dell’esasperazione: costretto a passare L'esercito delle 12 scimmieper pazzo quando prova a mettere in guardia l’umanità dal rischio di una pandemia, avvilito dai farmaci, dall’ossessione di essere perseguitato, dai rischi che corre e dallo sconforto di non essere padrone della propria vita.

Affianco a lui, Brad Pitt, qui un pazzo vero, talmente immedesimato nel ruolo da rubare la scena al suo comprimario ed essere nominato all’Oscar. Ulteriore dimostrazione di quanto abbia colpito nel segno questo film, arrivando ad essere una delle migliori rappresentazioni distopiche del futuro. Un film che non smette di stupire per tutta la durata, fino all’esito finale, quando i tasselli del puzzle tornano tutti al loro posto, e si resta praticamente con la bocca spalancata.

VOTO: 9

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