Ouija – L’origine del male

Vi ricordate dove eravamo rimasti due anni fa, quando un gruppo di liceali si mise a giocare coi morti per mezzo di una tavola Ouija? Allora ricorderete pure che tutto fu scatenato dallo spirito di una bambina vissuta cinquant’anni prima, da quello di sua madre, e dalla sorella ancora in vita ma piuttosto fuori di testa. Una famigliola allegra allegra.

Ouija - L'origine del maleDue anni dopo, eccoci qui. Ouija – L’origine del male ritorna a questo problematico nucleo familiare, negli anni Sessanta, per spiegarci chi erano e come sono passati a miglior vita. È assolutamente comprensibile se, dopo aver visto il primo film della serie, abbiate deciso di non avventurarvi oltre, giacché non lasciava ben sperare. Il fatto è, però, che questo secondo capitolo, che è un prequel a tutti gli effetti, sposta il livello un tantino in avanti rispetto al suo predecessore.

L’ostacolo più grande consiste nel rendere interessante una storia che già sappiamo come andrà a finire. Il regista Mike Flanagan decide di lavorare su questa materia riducendo il fattore orrorifico e puntando più sulla tensione. Sceglie, cioè, non soltanto di spaventare lo spettatore, ma di creare anche la giusta suspense. Ci vuol del tempo prima che si vedano gli spiriti comparire, e intanto lascia lo spazio ai suoi personaggi per crearsi una personalità.

Ma gli elementi costitutivi dell’immaginario horror, purtroppo, non riescono a rinnovarsi: dai fantasmi che appaiono quando ti guardi allo specchio agli indemoniati che si arrampicano lungo le pareti correndo a quattro zampe, fino ai bambini. Quando vedete un bambino in un film di paura, 9 volte su 10 è lui il cattivone. Anche ciò che appartiene più strettamente a questa serie, e all’oggetto che l’ha ispirato – la tavola Ouija – rimane Ouija - L'origine del maleidentico. Quando qualcuno comunica con l’aldilà, ma deve stare attento a non violare delle regole, puoi stare certo che lo farà.

Onore e merito, comunque, alla bambina protagonista, Lulu Wilson, che riesce a padroneggiare abilmente la scena per la sua età. Ah, e c’è pure Henry Thomas, l’Elliott di E.T.

Quel che mi sorprende di più, ad ogni modo, è che ancora nessuno abbia pensato di fare un film su come siano nate le tre regole per usare la tavola. Si dovrebbe tornare ancora più indietro nel tempo, e chissà che il risultato non sia ancora meglio.

VOTO: 5

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