La stoffa dei sogni

Sequenza iniziale: una tempesta scaraventa i passeggeri di una nave sulle coste di una terra che non conoscono, privandoli chi delle sue cose, chi addirittura della memoria, e un po’ tutti della propria identità. Dieci naufraghi che approdano su un’isola penitenziario, dove nulla c’è se non un carcere che attende alcuni di loro. Altri sono guardie, altri ancora dei teatranti che avevano trovato ospitalità sull’imbarcazione, ma alla fine si ritroveranno tutti attori in un gioco che ne mescolerà le parti prima di rimettere ogni cosa al suo posto.

La stoffa dei sogni

C’è un po’ di Shakespeare e un po’ di Eduardo De Filippo in questo film di Gianfranco Cabiddu, che trae ispirazione da La tempesta da una parte, e L’arte della commedia dall’altra. Con le guardie inizialmente disperse, i detenuti si mescolano alla piccola compagnia di teatro, a cui, temendo per la propria incolumità, non resta che fingere che anch’essi ne facciano parte. Il direttore del carcere, che annusa l’inganno, impone loro di mettere in scena una commedia – e sarà proprio il testo di Shakespeare il prescelto, che da cornice si infiltra nella stessa trama – per provare a riconoscere chi siano i veri delinquenti.

Poetico fin dal titolo, La stoffa dei sogni è anche un film sfortunato, poiché arriva nelle nostre sale in un periodo in cui la concorrenza è spietata, e già la presenza dei soli film italiani basta da sé a dire quanto sia vasta l’offerta in queste settimane. Meriterebbe invece che chiunque ami il cinema, ma anche il teatro, andasse a vederlo. In novanta minuti, quella poesia del titolo, preso a prestito da La tempesta, attraversa il film in ogni segmento di cui si compone, manifestandosi nelle terre selvagge dell’Asinara, nel sole che batte sul mare e sull’asfalto, nelle musiche di Franco Piersanti, nella figura del pastore rozzo, che parla un dialetto ormai incomprensibile, punto di raccordo tra carcerati e carcerieri, emblema di un passato primitivo, di una Sardegna travolta dal tempo e di un tempo in cui tutto era diverso, e perciò straordinariamente significativa.

La stoffa dei sogni

Con incantevole leggerezza, i veri attori collaborano con i finti attori per allestire uno spettacolo che è al di là dello spettacolo stesso, è la vita intera, che per poco si fonde col teatro e con la preparazione di una recita che riserva momenti di pura ilarità. È con incredibile maestria che due maestri della scena si mettono al servizio di una commedia nella commedia, rinnovati e rivisitati con abilità da Teresa Saponangelo, Ciro Petrone, Renato Carpentieri, Ennio Fantaschini e Sergio Rubini – per dirne alcuni – in un intreccio in cui gli scambi di ruoli e le finzioni non cessano di esistere solo perché è calato il sipario. E alla fine, forse anche un inganno può dirci qualcosa della verità.

VOTO: 9

La stoffa dei sogni

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