Il thriller-horror in casa Netflix

Il terrore del silenzioIn questo 2016 appena concluso, Netflix ha arricchito il proprio catalogo con due titoli horror a loro modo interessanti, sebbene sotto profili del tutto differenti, e con risultati non uguali. Chiamarli horror rende solo parzialmente l’idea di che cosa stiamo parlando: del tutto privi di jumpscare, intesi nel senso più tradizionale, i titoli in questione attingono poco o per niente al sovrannaturale, mirando a incuriosire più che a spaventare, a tenerci ancorati alla poltrona più che a sobbalzare.

Decisamente lodevole è Il terrore del silenzio, una delle tre pellicole dirette soltanto quest’anno da Mike Flanagan. Anche qui protagonista è la moglie Kate Siegel, nei panni di una scrittrice rimasta sordomuta all’età di tredici anni a causa di complicazioni dovute a un intervento. Nella sua bella casa fuori città, Maddie se ne sta tutta sola in compagnia di un gatto e del portatile, nel tentativo di riuscire finalmente a terminare il suo nuovo libro. La cattiva sorte, però, sta per bussare alla sua porta, e ha il volto (mascherato) di uno psicopatico determinato a divertirsi a sue spese senza alcun motivo apparente.

Il terrore del silenzioImmaginate che la vostra casa diventi la vostra prigione. Immaginate di non poter chiamare i soccorsi, e di non avere nessuno strumento per mettervi in contatto con l’esterno. In fondo, però, nell’era delle comunicazioni accelerate, non basta la sola esistenza di WhastApp a smontare in un attimo la credibilità di film come questo? Motivo in più per vederlo. Ne resterete sorpresi. E forse gradirete l’alternanza tra il rumore e il silenzio, la possibilità di entrare nelle orecchie e nella testa di Maddie, per sentire come sente lei, e pensare ciò che pensa lei. Flanagan e Siegel, anche autori della sceneggiatura, confezionano un thriller incalzante che, in poco meno di 90 minuti, dimostra che si può fare un buon film anche con poco. A conti fatti, forse l’unica pecca è la traduzione italiana del titolo: non si poteva lasciarlo semplicemente come Hush?

Di gran lunga inferiore è, invece, Sono la bella creatura che vive in questa casa. Con un nome così, non si può non essere già un tantino stuzzicati. Ancora una protagonista femminile e ancora una casa. Non la sua, però. L’abitazione in cui dimora Lily – al secolo Ruth Wilson – è quella di un’anziana scrittrice, che necessita di assistenza e per la quale lavora come infermiera giorno e notte. I problemi, stavolta, non vengono dall’esterno. Il caso vuole che Sono la bella creatura che vive in questa casala vecchina abbia firmato in gioventù un romanzo dell’orrore, in cui raccontava la vicenda di una tale Polly, vissuta proprio in quella casa. E se Polly non se ne fosse mai andata da lì?

Nonostante, a conti fatti, il film rientri nella categoria delle storie di fantasmi, dimenticate pure le apparizioni improvvise di spettri deformi ed entità malevoli venute per rubarvi l’anima. Niente di tutto questo vedrete qui. Sono la bella creatura costruisce fin dal principio un clima di tensione che trova sostegno in quel che non viene mostrato, che non viene detto, e che non ci è dato sapere. Da sempre, al cinema, l’idea di non scoprire tutte le carte in tavola favorisce la curiosità e alimenta l’inquietudine dello spettatore. Decidere di non rivelare nulla, però, ti lascia con una serie infinita di interrogativi, e con la sensazione che la storia non sia stata affatto narrata. Peccato, perché il materiale c’era.

VOTO IL TERRORE DEL SILENZIO: 8

VOTO SONO LA BELLA CREATURA CHE VIVE IN QUESTA CASA: 5

Sono la bella creatura che vive in questa casa

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