Welcome to La La Land

Cinemascope

L’immagine iniziale recita Presented in CinemaScope, come vedete qui sopra. La scritta si allarga fino ad occupare l’intero schermo, e si colora, come in un vecchio film degli anni Cinquanta. Dal traffico metropolitano di Los Angeles la strada si anima e si colora. La sequenza d’apertura di La La Land introduce e confonde, per due diversi motivi.

Introduce, perché ci dice subito con che tipo di film abbiamo a che fare. Non solo, perché il tema è Another Day of Sun, e a interpretarla sono un manipolo di aspiranti attori, aspiranti cantanti, aspiranti ballerini, una manciata di artisti che ancora non ce l’hanno fatta, e che hanno in comune il fatto di trovarsi tutti lì per togliere quell’aspirante dalla loro qualifica. Insomma, perché hanno un sogno. Esattamente come Mia e Sebastian, lei che lavora in una caffetteria all’interno di uno studio cinematografico nell’attesa che l’ennesimo provino le dia qualcosa di più del solito “la richiameremo noi”, lui che si ostina a perseguire la chimera di un locale tutto suo in cui i clienti ascoltino musica jazz dal vivo mentre mangiano pollo. Introduce anche perché, quando la musica finisce e la cinepresa passa dalla folla al particolare, rivela che Mia e Sebastian sono destinati ad incontrarsi, sì, ma anche a scontrarsi, e ad attraversare lo stesso spazio muovendosi insieme, lungo lo stesso asse, talvolta anche a tempo, ma non necessariamente nella stessa direzione. È come quando ballano di notte con la città illuminata sullo sfondo (l’immagine è diventata popolarissima ancora prima che il film arrivasse nelle sale), riproducono i medesimi movimenti, sembrano l’uno lo specchio dell’altra, ma non si toccano mai, e si allontanano ognuno per la sua strada. O come quando lui arriva in ritardo alla prima del suo spettacolo. O come quando lei sta per tardare per essersi fermata a prendere del caffé e lui sta per andarsene da solo.

La La Land

Mia e Sebastian vogliono entrambi farsi vedere, la prima come ogni attrice vuol essere vista sul grande schermo, vuol farsi notare da chi conta nel mondo spietato dello showbiz, vuole che il pubblico riempia la sala per la sua pièce, il secondo perché concepisce la sua musica soltanto se c’è una platea che possa assistere all’esecuzione. Esattamente come non si può guardare un musical senza ascoltarlo, o viceversa. E se il musical è il genere più onirico per eccellenza, neanche La La Land fa eccezione e conferma la regola. La lunga scena di chiusura, che mostra come un loop temporale alternativo una sequenza di eventi diversa da quel che abbiamo visto fino a lì, si inscrive proprio in un immaginario onirico. Magnifico come un sogno, ma anche impossibile come un sogno. Il valore del film sta anche qui, in quel che vediamo che è successo e in quel che vediamo che sarebbe potuto succedere. Chissà se anche loro possono vederlo, prima di incrociare ancora gli sguardi, o se è privilegio solo di noi spettatori.

La La Land

Una sequenza che introduce e confonde, dicevamo. Già quel Presented in CinemaScope piazzato in bella mostra prima ancora che possiamo vedere e sentire qualsiasi altra cosa, come in un film degli anni Cinquanta, informa di un omaggio consapevole e nostalgico. Immerso in un citazionismo costante, La La Land ammicca all’estetica coloratissima di Cantando sotto la pioggia e ritrova il romanticismo della coppia Ginger Rogers & Fred Astaire. Semmai ce ne fosse stato bisogno dopo Whiplash, Damien Chazelle dà prova di essere maestro del ritmo e combina immagini e movimenti che però non si uniscono in uno spettacolo musicale in senso classico, quale è la tradizione a cui strizza l’occhio così esplicitamente. La La Land non è un film con le grandi scene di massa in cui sembra che tutta la città si faccia prendere dall’euforia nell’istante in cui i protagonisti iniziano a cantare e ballare. Mia e Sebastian si ritroveranno ad esibirsi in grandi spazi aperti in cui non c’è nessuno ad accompagnarli, a ribadire che si muovono in una dimensione intimistica, molto privata. Quel concentrato segnico eccitante dell’inizio non trova seguito nel film, salvo poi ripetersi, forse ancor più marcato, nel finale, quasi che il musical fosse la cornice ideale per raccontare una storia come questa. Onirica e romantica.

VOTO: 10

La La Land

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