Vivere tra quattro mura e consolarsi con l’enigmistica

Vivere tra quattro mura e consolarsi con l’enigmistica

L’altro ieri mi è accaduta una cosa che, da che ho memoria, mai mi era capitata prima. Sono uscito a fare la spesa e mi sono fermato dal mio edicolante di fiducia, come ogni domenica, solo che stavolta non ho potuto comprare La settimana enigmistica. Andata a ruba. Neanche una copia. «Di questi giorni stanno riscoprendo tutti la passione per l’enigmistica», mi ha detto lui. «Lo immaginavo», gli ho risposto io. È vero, lo avevo immaginato: quando si trascorre del tempo in ozio le attività sedentarie la fanno da padrone. Come quando sei in vacanza al mare o costretto a letto con l’influenza.

E allora, che questa emergenza ci riportasse a leggere più di quanto siamo abituati a farlo, nel consueto avvicendarsi delle giornate, era prevedibile. La settimana scorsa hanno detto al telegiornale che si è registrato un aumento delle ristampe di diversi libri – a quale aumento effettivo delle vendite corrisponda, questo non so dirlo. Intanto, però, la notizia fa quantomeno intrecciare le dita. Con tutta l’eventualità, temibilissima, di una crisi da scongiurare per i settori del turismo e della cultura, e per chiunque abbia un esercizio commerciale chiuso in questi giorni, fa piacere sperare che l’editoria possa ancora cavarsela. Qui, in Italia, dove da tempo si legge poco più che niente. Non so se come andrà a finire, ma intanto uno ci spera. Se devo dirla tutta, lì per lì ho avuto anche un brivido di compiacimento: sapete quante copie della Settimana trovo sul bancone ogni volta?

Ho dato una rapida occhiata alle imitazioni, per convincermi sul da farsi, ma nessuna mi ha convinto. Così, senza farmi scoraggiare, ho puntato a un’altra edicola sulla strada del ritorno. Anche lì, niente. Sono anni, ormai, che La settimana enigmistica fa parte delle mie abitudini, specie nel weekend. La domenica dopo pranzo è un po’ come un rituale. Prima mi faceva compagnia soltanto d’estate, poi pian piano si è insinuata nella quotidianità. E quindi via, verso un’altra edicola, mentre si concretizza la possibilità di fare rientro a casa a mani vuote: ed eccola lì, ad attendermi. Le ultime due copie rimaste. Incassa il bottino e scappa.

Sarebbe bello pensare che tutte le cose che stiamo imparando a fare in questi giorni di reclusione potessimo portarcele con noi anche quando tutto sarà finito. Qualcosa che abbiamo riscoperto, qualcosa che abbiamo imparato, e che non resti solo un’attività stagionale come leggere una rivista al sole sul lettino. Immagino che per molti di noi non sarà così. Riprenderemo a lavorare, torneremo a uscire e ci dimenticheremo di come si passava il tempo tra le mura di casa. Ed è anche un tantino inevitabile, che ci vogliamo fare. Come ci riabitueremo al suono dei clacson, alla folla, alle corse. Al tran tran che ci accompagna sempre – ma come si fa a fare senza?

Per esempio, stamattina sono andato a fare la spesa. Ci ho messo meno tempo di quanto ne impieghi abitualmente. Uno pensa le code fuori al supermercato per entrare, e invece. Prima di tutto, niente traffico, e già questo è sorprendente. Parcheggio in un secondo. Pochi minuti di fila all’ingresso, e in men che non si dica ero già fuori. Niente code al banco dei salumi, niente code alla cassa. Roba che capita soltanto se trascorri agosto in città – e in effetti, la città sembra proprio quella dei mesi più caldi, se non fosse che tutti indossano guanti e mascherine. Ecco, questa è una delle cose di questo periodo – delle pochissime cose, s’intende – che vorrei portarmi. Non sarebbe più bello se tutti noi facessimo le nostre faccende in una fila ordinata, anziché ammassarci, spingerci, strattonarci, maltrattarci, e avessimo più tempo per fare altro?

Ma finirà, ovviamente. E non ce ne lamenteremo. Almeno potrò tornare la domenica all’edicola senza temere di rimanere senza la mia Enigmistica.

2 risposte a “Vivere tra quattro mura e consolarsi con l’enigmistica”

  1. “Sarebbe bello pensare che tutte le cose che stiamo imparando a fare in questi giorni di reclusione potessimo portarcele con noi anche quando tutto sarà finito. Qualcosa che abbiamo riscoperto, qualcosa che abbiamo imparato, e che non resti solo un’attività stagionale come leggere una rivista al sole sul lettino.”
    Porterò questo tuo augurio con me nel “mondo dopo”. Grazie, bellissimo post.

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