Mea Vulva, Mea Maxima Vulva

Mi riservo di scrivere poche righe su Nymphomaniac vol. 1, non avendo ancora visto la seconda parte. Credo che ci si possa fare un’idea esatta di questo film soltanto a visione completa; o almeno, io preferisco aspettare per giudicare.

Il pretesto è banale, ma efficace, un incontro che dà inizio alla narrazione di tutta una vita di trasgressioni e liaison sessuali. E mentre Charlotte Gainsbourg racconta, noi vediamo i suoi ricordi sullo schermo davanti a noi, un susseguirsi di corpi nudi e crudi l’uno dopo l’altro. Intanto ancora non so cosa ci facesse lì, per terra, col volto sanguinante, lercia e priva di sensi, ma immagino di dover arrivare alla conclusione per scoprirlo. Né ho il vago sospetto di come possa continuare (o finire) l’intreccio, ma ho l’impressione che, per Charlotte/Joe, le cose non stiano affatto per mettersi meglio.

Vorrei poter dire che Lars Von Trier è un genio, come già saprà mezzo mondo ormai da parecchio tempo, ma non voglio sbilanciarmi, va a finire che poi sono costretto a rimangiarmi tutto. Sta di fatto che ogni capitolo, ogni sezione di questa torbida storia, è aperto da una trovata, un’idea originale, originalissima, dall’analogia con la pesca a quella con la musica polifonica. E in tutto questo marasma di orgasmi e genitali non s’avverte la benché minima presenza di psicologia alcuna: i fatti sono quello che sono, e a nessuno interessa sapere il perché (anche se lo spauracchio della morale aleggia comunque su tutto il plot, non fosse altro che per l’avvertimento della stessa Joe all’inizio del suo racconto). Mi viene però da pensare che forse la giovane Stacy Martin, nei panni (mica tanti) di una Joe ragazzina, sia stata scostante e distaccata oltre misura, o forse è questa l’essenza di una vera ninfomane, darsi e ridarsi senza godere mai? Devo documentarmi, e metabolizzare di più. Ma fino ad allora, terrò le dita lontane dalla tastiera.

Stona alquanto (purtroppo) Stellan Skarsgard, coi suoi contrappunti al racconto primario che faticano un po’ ad inserirsi: lei parla di sesso sul treno con sconosciuti, lui della sua esperienza da pescatore, e la conversazione ne risulta forzata e poco realistica. Ma aspetterò, davvero, starò buono buono fino a quando non l’avrò visto per intero.

Solo una cosa mi chiedevo, una curiosità mia un po’ ingenua e un po’ malandrina: quanto di quello che abbiamo visto è vero? Quanto c’è del corpo della Martin e quanto di eventuali protesi al silicone? Ma Shia LaBeouf, Hugo Speer e compagnia bella hanno davvero fatto quelle cose lì? No, credo di no, davvero. Eppure sembrava tutto così reale.

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