La diciassettenne più matura e interessante del panorama musicale

La cosa che stupisce di più dell’album di debutto di Lorde, almeno per quanto riguarda il sottoscritto, è che questa ragazzina di 17 anni s’è scritta da sola le sue canzoni. Non sarà certo la prima ad averlo fatto, neanche alla sua età. Ma il punto è che non stiamo parlando della solita tiritera sdolcinata e anche un po’ insulsa, studiata a tavolino per scalare scalare le classifiche ed essere ballata il sabato sera nei locali. Musicalmente parlando, Lorde nasce già adulta, e con Pure Heroine sforna una serie di canzoni una più matura dell’altra. Lorde non assomiglia a nessun altro teenager cantante che abbiamo sentito prima di lei.

Ella Marija Lani Yelich-O’Connor (questa il suo vero lunghissimo nome) si è imposta nel panorama discografico odierno, sovraccarico di rumoracci martellanti e sonorità elettroniche, con la sua musica essenziale, ma non meno penetrante, coi suoi motivi accattivanti, ma non per questo assordanti. Royals è diventata un tormentone pur non avendo niente in comune con quelle canzoni da spiaggia che ci accompagnano ad ogni estate. E la sua voce, è semplicemente magnifica. Non avrà l’estensione vocale di altre primedonne come Beyoncé e Christina Aguilera, ma non pare che ne abbia bisogno, perché, dalla sua parte, ha quel timbro ammaliante, così tanto che se fossi nella stessa stanza con lei non potrei smettere di ascoltarla. Più delle melodie, originali ma non al punto di far parlare di una novella Lana Del Rey o una nuova Bjork, è la voce il suo vero punto di forza. Quella, e i suoi testi. Perché Lorde, quando canta, rivela una sofferenza e una consapevolezza difficili da acquisire alla sua età, e perché si serve della musica come tramite per comunicare un disagio, per prendere una posizione, anche per scagliare una critica senza preoccuparsi di indorare la pillola. Dalla Nuova Zelanda, Lorde è venuta a dirci che gli adolescenti non sono tutti uguali, e che il mondo, anche il loro, può essere fatto di sogni non realizzati, di fatiche, di rovine.

Alcune track non sono all’altezza dei suoi singoli di successo, e in questo si può dire che l’album proceda per alti e bassi; ma ascoltate Tennis Court, Bravado, A World Alone, e ne sarà valsa la pena. Intanto, Team è la mia canzone preferita di quest’anno.

VOTO: 8

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