Prism e Katy Perry. Dinamica, introspettiva e divertente.

Quando ho ascoltato Prism di Katy Perry, mi sono subito tornati alla mente i suoi due album precedenti. Ripensare alla strada che ha fatto, da quel 2008 in cui uscì One of the Boys fino ad oggi, è stato praticamente inevitabile. Pur continuando a ritenere quello il suo miglior lavoro, non potrei negare che, negli anni, la signora Perry ha mantenuto sempre alto il livello delle sua musica. Come dire, è una che non delude le aspettative.

Anche se, in due casi, inizialmente ho provato l’impressione contraria. All’uscita di Roar, il singolo d’apertura rilasciato lo scorso agosto, pensai che per lanciare un album avrebbe potuto scegliere qualcosa di più coinvolgente, di più “potente”, come già aveva fatto con I Kissed a Girl, per fare un esempio. Mi è bastato riascoltarla un paio di volte per cambiare opinione. Qualche perplessità mi ha suscitato anche Dark Horse, che ha finito poi per avere su di me un effetto quasi ipnotizzante. Preferibile, tra l’altro, nella versione con Juicy J, e non in quella che trasmettono le radio nostrane, nonostante la sua partecipazione non sia stata gradita dalla maggior parte della critica mondiale (come la canzone in sé, nonostante sia diventata una hit). De gustibus.

Qualcuno ha detto che questo qui è l’album più spirituale di Katy Perry, ed io sono pienamente d’accordo. Le stesse melodie sembrano suggerire un’atmosfera più introspettiva, e azzarderei inoltre di aver avvertito un cambiamento anche a proposito dell’uso della sua voce, più spesso sommessa e contenuta. Pure nel caso della già citata Dark Horse, mantiene pressappoco la stessa intonazione anche nel ritornello pur riuscendo ad essere ugualmente trascinante. Si potrebbe giungere alla conclusione che la ragazza è diventata una donna a tutti gli effetti, sebbene non abbia rinunciato alla sua voglia di divertirsi (vedi alla voce Birthday).

Sul finire, Prism ricorda forse un po’ troppo il precedente Teenage Dream, e le ultime track finiscono coll’assomigliarsi l’una coll’altra. Le canzoni migliori dell’album, a conti fatti, restano i cinque singoli estratti fino a questo momento. E Unconditionally, decisamente, su tutti. Ad ogni modo, Katy Perry si conferma come la voce più dinamica, più energica, più imponente del panorama pop attuale: l’unica in grado di sfornare una manciata di successi e tormentoni ogni anno, di accompagnare la sua musica con videoclip memorabili e sinceramente divertenti (ancora Birthday e This Is How We Do), di essere praticamente perfetta in tutto ciò che fa, dal look alle performance, persino quando conduce gli Europe Music Awards per MTV o fa da guest star per I Simpson. Ad ogni colpo, è destinata a lasciare il segno.

VOTO: 8

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