Band Aid, trent’anni dopo

Ho appena ascoltato l’ultima versione di Do They Know It’s Christmas?, la canzone dell’84 scritta da Bob Geldof e Midge Ure per raccogliere fondi per la carestia in Etiopia. E con questa fanno 30. Vale a dire che son passati trent’anni da quel mitico Band Aid, la formazione originaria che raccoglieva Paul McCartney e George Michael, Phil Collins e Sting, gli Spandau Ballet e i Duran Duran. Nel mezzo, c’è stata la versione del 2004, con Robbie Williams, i Radiohead, Dido e un nugolo di artisti spariti praticamente nel nulla. C’era anche Chris Martin, tornato nuovamente anche per quest’occasione. Soltanto Bono degli U2 ha preso parte a tutti e tre i supergruppi, cantando, tra l’altro, sempre lo stesso verso (sebbene modificato nel testo).

Non sapevo che questa registrazione fosse in cantiere. Ho appreso della sua esistenza soltanto oggi, e devo dire che ero pieno di curiosità prima di sentire cosa ne fosse venuto fuori, e chi vi avesse partecipato. Il risultato, però, non è stato completamente all’altezza delle aspettative. La versione del 2004 aveva dalla sua parte un arrangiamento molto più energico, praticamente era stata presa una hit vecchia di vent’anni ed era stata dotata di un fascino tutto moderno, con addirittura l’inserimento di un paio di strofe hip-hop. La presenza di un rapper (Dizzee Rascal) e l’introduzione di cantanti femminili rappresentarono le novità principali, che diedero nuova luce e nuova vita a questo brano. D’altro canto, rispetto alle celebrità sopra citate, le stelle di Will Young, Jamelia, Estelle, Daniel Bedingfield e altri hanno brillato soltanto per poco. Stavolta le cose si sono invertite. Questo Band Aid 30 raccoglie il meglio del meglio della scena pop britannica attuale: cantanti vocalmente più dotati e destinati a lasciare un segno più duraturo nella storia della musica, come Ed Sheeran, Paloma Faith, Emeli Sandé, Sam Smith e Rita Ora. E poi i Bastille, i Clean Bandit agli strumenti, due vecchie glorie come Seal e Sinéad O’Connor, Roger Taylor dei Queen, e la boy band del decennio, i One Direction. Queste voci sono musica per le nostre orecchie (perdonate la metafora). Ma la canzone adesso ha un sound parecchio più debole, che arriva con un impatto decisamente meno potente. Manca la scintilla, manca il brivido che dovrebbe attraversarti la pelle dalle prime note fino allo scoppiare del coro finale che, piuttosto che esplodere, diciamo che borbotta. Purtroppo avere degli artisti vocalmente interessanti e tecnicamente preparati non basta. Forse un basso avrebbe aiutato a raggiungere lo scopo. E forse avrebbero contribuito anche le celebrità la cui assenza balza subito all’occhio. Si sa che il Band Aid mette insieme ogni volta la crème de la crème dell’ambiente discografico inglese. Ecco, magari cantanti come Jessie J, Taio Cruz, Tinie Tempah, Pixie Lott, Florence Welch avrebbe aggiunto al brano quel pizzico di vitalità che ci mancava, mentre Lily Allen, Duffy, James Blunt o Leona Lewis avrebbero saputo orientarlo verso una direzione ancora più struggente (e visto l’obiettivo, raccogliere fondi per fronteggiare l’epidemia di Ebola in Africa, non avrebbe guastato). Adele sarebbe stata poi la ciliegina sulla torta.

Adesso ci toccherà aspettare altri dieci anni per vedere cosa succederà ancora. Speriamo che nel frattempo compaia su YouTube il video integrale di quel bellissimo Band Aid 20.

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