Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte I. Introspezione, emozione e dramma

Con l’uscita del terzo capitolo della saga, non ho più dubbi: Hunger Games non è il solito franchise fantasy. Man mano che procede verso la sua conclusione, la serie tratta dai libri di Suzanne Collins dimostra di non avere nulla a che vedere con gli altri film distopici che si vedono in giro ultimamente. In questo penultimo episodio che prelude allo scioglimento finale e all’attesissima battaglia per la libertà, Hunger Games mette in campo la sua schiera di eroi e di antagonisti intrappolati in dilemmi morali ed esistenziali, accantonando per un attimo gli scontri all’ultimo sangue e riflettendo su temi e questioni che ne fanno tutt’altro che un film per soli ragazzi.

Dopo l’edizione della Memoria, Katniss, riunita alla sua famiglia e agli amici più fidati, decide di diventare il volto della rivolta che da tutti i distretti si rivolge inferocita verso la tirannide di Capitol City e del Presidente Snow. Ma la battaglia per portare in salvo Peeta e condurre Panem sulla strada della democrazia può avere delle atroci conseguenze, e non sarà combattuta senza lasciare vittime sul campo. Ancora una volta, ci troviamo di fronte al dramma della scelta, del dubbio amletico tra i propri interessi e il bene della nazione, per scoprire cosa si è disposti a fare e chi si è pronti a sacrificare pur di abbracciare un ideale più alto. Ma le questioni più strettamente personali, gli affetti, l’amore, la sopravvivenza, si intrecciano profondamente alla riflessione sulle implicazioni etiche della guerra, che travalica i confini del film stesso e potrebbe andare bene anche per il nostro presente e per il mondo che ci è più vicino.

Hunger Games è altresì la conferma che il cinema di fantascienza e d’avventura è fatto sempre più per le grandi star. Per non essere da meno rispetto alle altre grosse produzioni hollywoodiane, il cast si compone di attori di prim’ordine che valgono da soli il prezzo del biglietto: dallo stratega Plutarch di Philip Seymour Hoffman (a cui il film è dedicato), che mette finalmente in tavola tutte le sue carte mostrandoci le sue abilità di politico e di comandante, alla new entry Julianne Moore, nei panni della decisa e autorevole Presidente del Distretto 13 Alma Coin, al perfidamente riuscitissimo Coriolanus Snow di Donald Sutherland e ad uno dei più sarcastici e amabili personaggi della serie, l’Haymitch di Woody Harrelson. Jennifer Lawrence è la protagonista dell’evoluzione più affascinante a cui possiamo assistere, quella che la porterà a mantenere tutta la grinta e l’audacia del suo personaggio Katniss Everdeen, pur incappando nei drammatici risvolti della paura e dell’insicurezza di chi si trova suo malgrado a dover capeggiare un fronte di guerra, con l’angoscia dello spettacolo di morte e distruzione che le si para davanti. Anche Elizabeth Banks, alias Effie, vede maturare il suo personaggio, che non abbandona del tutto la frivolezza che la contraddistingue, ma diventa al contempo più umana e vicina alla causa dei ribelli (benché sia chiaro che a spingerla sono ragioni personali ed affettive piuttosto che le convinzioni politiche).

Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte I è meno azione e più riflessione: mentre i due capitoli precedenti erano un crescendo di tensione che culminava nei famosi “giochi” letali, questo terzo film, diretto da Francis Lawrence, rilascia adrenalina a piccole dosi, concentrate in pochi momenti culminanti, che si intervallano ad altri momenti in cui predomina il lato introspettivo ed emotivo (e in cui gioca un grossissimo ruolo anche il rapporto di Katniss con Peeta e con Gale). La colonna sonora, inoltre, contiene un paio di perle da recuperare, da Yellow Flicker Beat di Lorde, udibile durante i titoli di coda, ad All My Love di Major Lazer e Ariana Grande, fino alla canzone cantata dalla stessa Katniss.

Uscendo dalla sala, ho sentito qualcuno commentare che probabilmente si poteva adattare il terzo romanzo in un unico film, evitando di allungare il brodo. Sarà, ma a me è piaciuto vedere come i protagonisti vengono fuori, e ad ogni modo si giudicherà se questo è vero o meno dopo il prossimo episodio.

VOTO: 9

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