Festival 2015, voti, pagelle e la cattiveria sanremese

Sanremo finito, è tempo di pagelle.

C’è da dire che noi italiani sappiamo essere davvero cattivi. Sembra che tutti non aspettassero altro che iniziasse Sanremo per poter dare sfogo all’odio represso. Tutti quelli che erano incazzati col vicino di casa rumoroso o col vigile che ci ha fatto la multa se la sono presa col Festival, dai cantanti fin quasi ad arrivare ai fiori. Dai commenti che ho trovato in rete in questi giorni, pareva di capire che questa è stata l’edizione più odiata dagli spettatori, nonostante invece lo share dicesse tutto il contrario, come se tutti noi avessimo guardato Sanremo soltanto per trovarci dei difetti. Un po’ come quando tutti dicono che il Grande Fratello fa schifo, e che i programmi della De Filippi sono simbolo del degrado culturale, e poi sono tutti lì a guardarli.

Alcuni tweet erano davvero divertenti, altri ingiustamente maligni. Soprattutto, mi stupisce la mancanza di professionalità con cui le principali testate (alcune, s’intende) hanno liquidato questo Festival come un miscuglio di banalità e spazzatura trash, arrivando a puntare il dito persino contro i vestiti di Emma e Arisa. Posso dire? Chissenefrega. Saranno mica i cambi d’abito a fare Sanremo. Gente che si sarebbe messa l’anima in pace soltanto se il Padreterno avesse resuscitato Battisti e De André. La musica cambia, fatevene una ragione.

A me questa 65esima edizione è piaciuta, con tutti i se e tutti i ma del caso. Perché c’erano cose che potevano andare meglio, e per esempio nell’intervista a Charlize Theron le si poteva chiedere magari anche dei film che ha in cantiere, ma tutto sommato è andata veramente bene. Se poi non vi piace nessun cantante in gara, nessuno degli ospiti, non vi fa ridere neanche uno dei comici saliti su quel palco e non provate un briciolo di simpatia per uno dei personaggi visti in queste sere, lasciatevelo dire, sarà pure un problema un po’ vostro.

E veniamo ai fatti.

Partiamo proprio dai cantanti in gara. I BOCCIATI: la canzone di Chiara, personalmente, era inclassificabile. Un’accozzaglia di luoghi comuni insopportabili che non dicono niente, tipo andare mano nella mano fino al paradiso e via dicendo. Lei è brava, ma sta ancora aspettando di cantare una canzone vera. Quella di Gianluca Grignani era ancora più brutta, mi dispiace per il testo che non era neanche male, ma l’ho trovata fastidiosa. Neanche Raf mi è andato a genio, e non per la voce, poverino, che pare avesse la bronchite e ce la siamo ingiustamente presa con lui; ma la canzone resta quel che è.

Appena sufficienti, invece, Alex Britti, Marco Masini, Moreno, Dear Jack e Anna Tatangelo, che forse sarà ingiusto mettere così, tutti insieme, ma l’opinione è la stessa. Canzoni carine, non belle, ma neanche brutte in fondo. Da dimenticare comunque.

Mi sono sorpreso, invece, di rivalutare nel corso delle serate Nek e Lorenzo Fragola, che all’inizio mi avevano lasciato indifferente, e poi a risentirle è successo che non erano niente male. Per ora sono ferme a un 7. Stesso voto per Nina Zilli e Irene Grandi, che a dir la verità mi hanno alquanto deluso, perché da loro mi aspettavo il grande pezzo del ritorno, un boom in piena regola. E soprattutto energia, che invece era pochina.

Voglio spezzare una lancia a favore dell’eliminata Lara Fabian: la sua Voce non è destinata al grande successo, e probabilmente nemmeno al grande pubblico, però che voce lei. E che interpretazione. Quegli altri li abbiamo fatti vincere anche per la voce che hanno, e lei invece buttata fuori. Pure Bianca Atzei non meritava le critiche di quanti dicevano ‘ma questa chi è?’, i soliti signori che si dichiarano esperti in materia e non accendono la radio da un paio d’anni. Lei ha le carte in regola per continuare a farsi sentire pure con questa canzone, che comunque non è la mia preferita.

La mia favorita era Malika Ayane. Il terzo posto è una magra consolazione, ed anche il premio della critica. Malika doveva vincere, perché la musica mi è entrata in testa fin dalla prima serata, e le sue parole erano sensate e sincere. Dopo di lei, c’era Nesli, ancora troppo acerbo per il pubblico sanremese, ma la sua Buona fortuna amore cantata con quella voce un po’ scorticata mi ha fatto un certo effetto. Poi c’è Annalisa, la migliore tra le tre che portavano un brano firmato Francesco Silvestre, ma devo pure ammettere che provo una strana attrazione per quel faccino e quella voce lì, per cui sono anche di parte.

Già prima che iniziasse Sanremo, invece, le due coppie di questa edizione, Biggio e Mandelli e Di Michele e Coruzzi si portavano addosso la loro dose di pregiudizi. Che io, almeno, ho dovuto mettere da parte. Per i primi, il problema in realtà stava a monte, perché non sanno cantare e su quel palco non ci dovevano salire. Però non si possono premiare Elio e le Storie Tese con La canzone mononota e farla passare per una genialata, e poi dire che questi due sono davvero idioti e basta. La differenza sta nelle abilità musicali, ovvio, ma di “imbecilli” così ne abbiamo visti tanti. Neanche Platinette sa cantare, però la loro canzone era profonda, toccante, insomma lontana dalle tante cose già dette, trite e ritrite sull’amore a cui siamo abituati.

I SUPEROSPITI: Non solo Raf. Anche Biagio Antonacci sta perdendo colpi, e Gianna Nannini ha steccato di brutto. Ma il pubblico se ne infischia e applaude. Si mantiene meglio Al Bano (non Romina però, ma l’Italia li ama). Tiziano Ferro è stato vocalmente impressionante. Giovanni Allevi uno di noi. Sembrava non avesse mai ricevuto un applauso in vita sua tanto era commosso, lui che ha suonato in tutto il mondo.

Perfetti siparietti di pochi minuti con i vari intrattenitori, da Elena Sofia Ricci a Luca Argentero e Claudio Amendola, che hanno lasciato giusto il tempo di riprendere fiato tra un’esibizione e l’altra, sempre col sorriso.

Grandi nomi stranieri. Ascoltare gli Imagine Dragons e i Saint Motel ed Ed Sheeran dal palco dell’Ariston è stato un piacere per chi come me ama la musica, e vedere che alcuni dei maggiori talenti emergenti del momento hanno avuto un loro spazio sulla tv nazionale è stata un’autentica gioia. Simpaticissimo Will Smith, avrei voluto che cantasse anche lui e il Festival sarebbe stato veramente perfetto. Will è un idolo della mia infanzia, e dopo questa parentesi gli voglio bene anche di più. Delude l’intervista a Charlize, come ho già detto, ma ci accontentiamo lo stesso di averla vista per qualche minuto. Conchita Wurst, non avendola mai ascoltata prima, credevo che oltre la barba non avesse nulla più. E invece no, canta anche discretamente, e la canzone si è lasciata sentire senza dispiacere.

I COMICI: Alessandro Siani non mi piace, né al cinema né in tv, e stavolta non ha fatto eccezione. Men che mai mi è piaciuto Angelo Pintus, tanto che ho dovuto ignorarlo e aspettare che andasse via. Per il resto, ottimo. Luca e Paolo dovrebbero farsi vedere più spesso, perché sanno far ridere in maniera intelligente. Virginia Raffaele è una dei pochissimi che riescono a farmi ridere di gusto di questi tempi. Quanto a Giorgio Panariello, credevo che, a causa della deriva non proprio entusiasmante degli ultimi anni, non avrebbe saputo fare granché, e invece sono felice di dire che mi sbagliavo. Pure Gabriele Cirilli è stato meno irritante del normale. Ma la vera rivelazione è stato Rocco Tanica, il geniale e irriverente inviato dalla sala stampa, troppo irragionevolmente confinato a tarda notte per pochi minuti, ma è stato uno dei personaggi più gradevoli di questo Festival.

Non ho ancora parlato dei vincitori. Il Volo. Allora. Voglio dire una cosa. A me la canzone non piace, per tutte le ragioni che sono già state invocate ovunque e da chiunque in questi giorni. È troppo vecchia per i miei gusti. Bravi son bravi, ma non si può vincere Sanremo solo perché si ha talento. Dobbiamo smetterla di votare il personaggio, e cominciare a giudicare le canzoni per quello che sono, altrimenti finiremo per mandare sul podio sempre i vari Pupo, Piero Mazzocchetti, Giò Di Tonno e Lola Ponce, che vincono a Sanremo e dopo chi si è visto si è visto. Nek si prenderà la sua rivincita.

Sui presentatori c’è ben poco da dire. Io la tv la guardo poco, perché c’è poco che valga la pena di guardare, ma Carlo Conti è un numero uno. Un professionista come pochi. Sa intrattenere con garbo ed eleganza, e non annoia mai. Sulle sue vallette si è detto di tutto, quindi mi limiterò a dire brevemente che le tre signore in questione se la sono cavata bene. Brevi cornici, giustamente, per ognuna di loro, dopotutto non sono Raffaella Carrà, e questa è stata una scelta intelligente. Le difficoltà c’erano e si sono viste, ma sono perdonabili. Rocio avrebbe potuto avere e fare di più. Arisa è sempre la solita, e a volte ci si dimentica che non ci è, ma ci fa (però lo fa bene), ed Emma è una ragazza che oltre ad avere un talento ha pure un cervello, e io la stimo, al di là della musica.

Sono soddisfatto. Peccato tocchi aspettare così tanto per vedere il prossimo.

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