Li chiamavano vitelloni

Cinque ragazzoni un po’ scapestrati, tanto di cuore ma con pochi progetti per il futuro, trascorrono le loro giornate tra gli schiamazzi, il biliardo, le scappatelle coniugali e qualche sogno mai realizzato. Potrebbe essere lo spunto per un film anni ’80 con Christian De Sica e Jerry Calà, oppure per una commedia interpretata da qualche astro nascente del cinema, e invece è de I vitelloni che stiamo parlando. Tutto dipende dalle sfumature che si vogliono dare al soggetto, e siccome dietro la macchina da presa c’è Federico Fellini, è pure giusto avere delle aspettative in più.

Le mie sono state deluse, in verità. Non è il Fellini che sboccerà già l’anno dopo con La strada, e mentre lo scrivo mi pento anche un po’ di farlo, perché a me Fellini piace, lo stimo davvero. Ma va da sé che era ancora agli inizi, c’era già qualcosa di chiaramente suo, una certa atmosfera surreale in un momento o due, un prete di qua e una suora di là, ma come pure accade in Luci del varietà, la promessa doveva ancora concretizzarsi.

C’è un meraviglioso Alberto Sordi da ubriaco dopo la festa di carnevale, o mentre fa il gesto dell’ombrello passando in macchina davanti a un gruppo di lavoratori, ma il film non si regge solo su di lui, che anzi compare in appena metà delle scene. L’altra metà è affidata a Franco Interlenghi e Franco Fabrizi, il vero motore di tutta l’azione, ed è alquanto noiosetta. Non è neanche colpa loro, che son pure bravi, è che manca una storia, un filo, una morale, una satira, una qualunque intenzione di racconto, insomma non si capisce cosa tenga in piedi la narrazione e cosa stia cercando di dirci. I ruoli femminili sono assegnati a interpreti deludenti e di fatto poco consistenti nell’insieme, e I vitelloni finisce per avere un’andatura altalenante: comincia male, poi si riprende, va di nuovo giù e delude sul finale.

Sarà anche la mia modestissima opinione, ma questo classico italiano, candidato agli Oscar per la sceneggiatura, avrà un suo fascino (visivo, più che narrativo) per quegli elementi che sono un’anticipazione del più grande Fellini, e che noi oggi possiamo riconoscere in quanto tali, per i vitelloni che passeggiano lungo la spiaggia o per i due commedianti che s’imbattono nella bufera. Ma non è di quei film che travolgono e ti segnano dentro.

VOTO: 5

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