L’estate con la musica che esplode in testa

Avevate bisogno di un altro articolo sui tormentoni? Francamente, credo di no. Quindi potete pure cambiare pagina, vi capirei. Il fatto è che, un paio di giorni fa, con la radio in sottofondo, mi ritrovavo a pensare alla potenza devastante di un tormentone estivo, assordante, invincibile, di quelli che sfiancano la tua pazienza e annullano al tempo stesso ogni freno inibitore. Per cui, mentre li ascolti, o finisci per cantare e agitarti convulsamente in un preda ad una inspiegabile frenesia, oppure ti prendi a martellate sulla testa, il che è un po’ quello che capita quando settembre è ormai alle porte e a riascoltare quelle canzoni proprio non ce la si fa più. Non mi interessa sapere quale sarà il re della musica da spiaggia di quest’estate: ai posteri l’ardua sentenza. Pensavo, piuttosto, ai tormentoni che ci hanno accompagnato negli anni addietro, e ho ravvisato qualche costante, che probabilmente avrà già individuato anche un bambino di due anni, non sarebbe difficile. Ma oggi fa caldo, la pioggia non ha diminuito le temperature come speravo, e io ho voglia di scrivere. Di tormentoni, perché no.

Non mi lancerò in una classifica dei migliori e dei peggiori, anche perché molta è robaccia, e io non voglio sparare sulla croce rossa. Nemmeno mi interessano i più famosi, ma soltanto quelli che, in un modo o nell’altro, hanno significato qualcosa per il sottoscritto. L’estate è sempre serbatoio di ricordi, e la musica concilia la memoria. Quindi, Giuni Russo e Righeira, fatevi da parte: quest’articolo non è per voi.

Tribalistas – Ja Sei Namorar (2003)

Una delle costanti di cui parlavo prima è proprio questa: la maggior parte dei tormentoni più diffusi fin dalla notte dei tempi ha un sapore latineggiante. È un dato di fatto indiscutibile. Quando il sole picchia e le giornate si allungano, noi italiani ci facciamo prendere dalla voglia di ballare, e quale musica è meglio di questa? Pensateci: Danza Kuduro di Don Omar e Lucenzo, Gustavo Lima e la sua Balada, Ricky Martin e tutta la sua discografia. Ho scelto i Tribalistas perché questo non è esattamente un brano da villaggio turistico, perché mi sembra un po’ più articolato rispetto alle sempliciotte canzoncine latino-americane, perché tutto sommato loro erano dei buoni musicisti e, tra tutti i tormentoni, è tutt’ora uno dei miei preferiti.

Los Locos – Macarena (1996)

Però, se vogliamo essere sinceri, la palma d’oro dei tormentoni spagnoleggianti spetta ai Los Locos e alla loro cover della Macarena, infinitamente migliore dell’originale, almeno per noi che ci siamo abituati. Non è assolutamente una di quelle canzoni che metti sull’I-Pod per ascoltarle giorno dopo giorno, ma la Macarena è una danza nazionale, ma che dico nazionale, addirittura mondiale. Tutti almeno una volta nella vita l’abbiamo ballata, perché il ballo di gruppo s’ha da fare, è uno dei cardini dell’estate italiana. E non ce n’è uno più famoso di questo.

Paola & Chiara – Festival (2002)

Se credevate che stessi parlando soltanto di canzoni in spagnolo o in portoghese, siete fuori strada. Certo, il nostro ritmo latino non è come quello lì, però ci abbiamo provato. Soprattutto loro, Paola & Chiara, le sorelline del pop. Dire estate e dire Paola & Chiara, equivale spesso a dire Vamos A Bailar. Non per me. Io ricordo soprattutto Festival, come simbolo di una stagione in cui ascoltavamo anche Kiss Kiss di Holly Valance e Aserejé delle Las Ketchup, La Rondine di Mango e Sei solo tu di Nek. Ma anche (e soprattutto) perché ho ancora ben stampata nella mente l’immagine della bionda e la bruna sulla spiaggia avvolte da veli che ondeggiavano al vento, con quell’aria ammiccante da finte santarelline, mentre Festival imperversava in ogni radio, ogni tv, e ogni dove.

Shakira feat. Alejandro Sanz – La Tortura (2005)

Ci sono cantanti il cui nome fa rima con estate. Per esempio, i già citati Ricky Martin e Paola & Chiara, ma un po’ anche Bob Sinclar, Giorgia e Biagio Antonacci, almeno per me. E poi c’è Shakira. Molti di voi, ne sono sicuro, avrebbero scelto Waka Waka, qualcun altro invece Hips Don’t Lie. Quanto a me, scelgo La Tortura. Anche questa inevitabilmente spagnoleggiante, anche più delle altre, accompagnava uno spot della Wind, e mi si fissò tra le pareti del cervello. Non ne uscì tanto facilmente. Anche perché nel video ballava cosparsa di pittura nera, non so se mi spiego.

Valeria Rossi – Tre parole (2001)

Altra caratteristica dei tormentoni è che non devono per forza avere un senso. Sono quelli a volte più insopportabili, ma anche più appiccicosi. Come Tre parole di Valeria Rossi: voce gradevole, ma non proprio una gran cantante, canzone elementare e praticamente nonsense, e tanta tanta allegria. Oggi ce ne siamo dimenticati, naturalmente, però ammettiamolo, si lasciava canticchiare con molta facilità. Ed è proprio Valeria Rossi che ci porta dritti dritti al prossimo punto. Un indizio? Ve ne do tre: Piotta, Lou Bega e DJ BoBo.

Eamon – Fuck It (I Don’t Want You Back) (2004)

Io l’adoravo. Non so se si potrebbe definire un tormentone, ma è una colonna dell’estate di undici anni fa. Melodia nostalgica ma non deprimente, ci si mise di mezzo pure quel testo irriverente (ma oggi chi si indignerebbe più) con la storia della ex fidanzata che lo aveva tradito, e ci montarono su un vero e proprio caso. Tutti a dire povero Eamon, e intanto il singolo vendeva, vendeva, vendeva. A me piacque talmente tanto che ricordo pure la versione italiana e quella di risposta della ex (o presunta tale), Frankee. Qual era il punto a cui volevo arrivare? Che una buona metà dei tormentoni estivi sono portati al successo da vere e proprie meteore: gente che arriva in vetta alle classifiche, e l’estate dopo non ne ricordiamo manco più il nome.

Tiziano Ferro – Indietro (2009)

Forse neanche questo è un vero e proprio tormentone, ma fece da colonna sonora alla mia estate del 2009, e l’aspetto nonsense non manca mica. È allegra, semplice, si fa subito ricordare. Non è il punto più alto della carriera di Tiziano Ferro, qualitativamente parlando, ma ogni volta che la riascolto mi fa sentire la gioia e l’estate alle porte, e ad un tormentone non chiedo di meglio.

Laurent Wolf – No Stress (2008)

Non si vive di soli balli di gruppo. Sarà almeno a partire dagli anni novanta che in estate la musica dance regna incontrastata sulle spiagge quando cala la sera. Io ricordo Corona, French Affair, gli Eiffel 65, e negli anni più recenti la musica house/elettronica in stile David Guetta. Tra tutte quante, No Stress è una di quelle che mi veniva voglia di cantare anche soltanto guardando fisso il pavimento per terra. Era lì, si era insediata in testa, nel pensiero, nella gola. Non c’era bisogno di ballare, andava bene sempre e comunque.

Pitbull feat. Ne-Yo, Afrojack & Nayer – Give Me Everything (2011)

Pitbull l’ho conosciuto nell’estate del 2009, quando cantava I Know You Want Me (Calle Ocho) e nemmeno sapevo chi fosse, ma la sua era una canzone che in discoteca funzionava benissimo. Ancora meglio è stata questa hit di due anni dopo, ballabile ma soprattutto cantabile, travolgente, spensierata come non mai. Quell’anno stravinse Mr. Saxobeat di Alexandra Stan; col senno di poi, io sceglierei questa.

Des’ree – Life (1998)

Cominciamo la serie di canzoni che con le altre c’entrano ben poco. Per esempio, questa qui non è in spagnolo, non è musica disco né si presta particolarmente ad ogni sorta di ballo. Però ha dalla sua la semplicità di un ritornello che potrebbe comprendere anche uno che di inglese non sappia nemmeno una parola. Des’ree cantava la gioia e la voglia di vivere, o almeno era questo che provavi ad ascoltarla. Io ero ancora piccolino, e ricordo che non vedevo l’ora che MTV passasse il suo video. E poi, neanche lei ha avuto un lunga carriera.

Beyoncé feat. Jay-Z – Crazy in Love (2003)

Quando si parla di tormentoni, all’estero si cita spesso Crazy in Love. Da noi, invece, nessuno si ricorda mai che nell’estate del 2003 siamo tutti impazziti per Beyoncé, mentre lei impazziva d’amore. Anche questa non ha tutte le caratteristiche dei più famosi tormentoni, ma ha quel ritmo di fondo travolgente e assillante, che praticamente non si riusciva ad ascoltare nient’altro. Metteteci pure la potenza esplosiva della sua voce, il balletto sexy del video e quel sound così fresco che pareva di non aver mai sentito nulla di simile prima d’allora. Da allora, per Beyoncé è stato tutto in discesa.

Nelly Furtado – Maneater (2006)

Concludo così, con un’altra canzone martellante e vibrante, che non mi sarei mai aspettato da una come Nelly Furtado, eppure. Il caso ha voluto che oggi preferisca più le sue prime canzoni, o le successive, ma comunque non questa. Come la tradizione dei tormentoni ci ha insegnato, finita l’estate devi metterli via. E così è andata a finire che raramente sono andato a riascoltarla, ma nell’estate del 2006, col lettore mp3 sempre in tasca, l’ascoltavo al risveglio, andando in spiaggia, nel pomeriggio e anche prima di addormentarmi. Quella fu una delle estati più belle, e Nelly c’era.

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