Listen (to) David Guetta

Negli ultimi cinque o sei anni, abbiamo assistito più o meno consapevolmente ad un’invasione di dj provenienti da tutta Europa e diretti alla conquista del globo. Più in generale, si può dire che si sia trattato di un’invasione della house music, penetrata nei tessuti del pop, dell’hip-hop, e di qualunque altro genere. Sicché tutti, bene o male, hanno sentito il bisogno di dare una scossa al proprio stile musicale, con esiti non sempre felici. Alcuni hanno anche chiamato quei dj a collaborare ai propri album. Il mondo ormai è dei vari Avicii, Robin Schulz, Calvin Harris, Alesso, Martin Garrix e compagnia bella. Ce n’è uno, però, che continua da anni ad essere sulla cresta dell’onda, forse di meno rispetto alle nuove leve, ma ancora miete i suoi successi, ed è David Guetta.

Ho sempre preferito David Guetta a tutti gli altri, anche oggi che ha un po’ perso quello smalto di appena cinque o sei anni fa, quand’era lui a guidare la carica dei dj del vecchio continente, e che ci lascia un album come Listen. Che non è esattamente il suo lavoro più originale.

Guetta continua a portare avanti la rivoluzione che lui stesso aveva cominciato, quando tra il 2009 e il 2010 ebbe la brillante idea di affidare le sue canzoni a cantanti che, con la musica house, c’entravano ben poco. E così spalancò le porte al rap, all’R&B, al rock, e persino a qualche sonorità da orchestra classica, e sembrava tutto più nuovo, sembrava tutto più bello. Ancora adesso nessuno sa servirsi meglio di lui di certe voci che non ti aspetteresti di trovare in una hit da discoteca, da Nicki Minaj a Birdy, passando per Emeli Sandé, Ryan Tedder John Legend. Solo che la rivoluzione, prima o poi, perde quell’aria di cambiamento e diventa normalità, e finisce che un disco come Listen suoni meno innovativo dei due precedenti.

Manca la svolta, purtroppo, ma soprattutto mancano quelle due o tre tracce memorabili, eccezion fatta forse solo per Hey Mama, per cui pezzo dopo pezzo rischi di confonderli tra di loro e di dimenticarteli. La grande differenza tra lui e gli altri, però, sta nel fatto che loro potranno pure avere i singoli più allettanti per il mercato dei club e della musica EDM, ma David Guetta è l’unico (o quantomeno uno dei pochi) che riesca a confezionare un intero album digeribile anche a chi non è particolarmente ghiotto di house e dance, come me. Un album che si possa ascoltare anche al di fuori dei club e delle discoteche. Un album che arrivi fino alla fine, e ti rendi conto che il suo artefice ha un’impronta che è solo sua, e di nessun altro.

VOTO: 6

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