F**k You, Sucker!

C’era un tempo in cui i nuovi cantanti che aspiravano al successo erano sempre più grandi di me. Che avessero anche soltanto 17 o 18 anni, per me che entravo nell’adolescenza erano comunque più grandi. Tutto a un tratto, è stato come se mi fossi svegliato da un sogno. Il cambiamento è stato così rapido che non ho avuto neanche il tempo di rendermene conto. Adesso mi guardo attorno, e vedo i vari Sam Smith, Ed Sheeran, Ariana Grande, tutti più piccoli (anche se di poco, eh). Mi sembra di averla già detta altrove ‘sta cosa, o forse è soltanto che la pensavo da tempo. Ecco, questi cantanti mi hanno fatto capire di essere cresciuto più della barba che mi è spuntata sul viso.

Tra di loro, una certa Charli XCX è sbucata fuori l’anno scorso con Boom Clap, canzone che neanche mi diceva granché all’inizio, ma poi, sapete com’è, un ascolto tira l’altro, ed eccoci qui. Una canzone, inoltre, di quelle che soltanto una che abbia 22 anni può permettersi. E il suo primo album, Sucker, ha proprio tutta la sfrontatezza e la voglia di vivere e divertirsi che si ha a quell’età. Voglio dirvi che mentre sto scrivendo, rileggo le ultime righe, e sembro uno che abbia superato l’adolescenza chissà da quanto, ma pazienza. Continuando, ne darò ancor più l’impressione.

Perché Sucker mi ha riportato un po’ indietro, agli anni Novanta, o perlomeno a quello che ricordo io degli anni Novanta, a quando la musica pop aveva tutta un’altra aria. Si direbbe pop/punk, di come non ne sentivo da tempo. Solo chitarre, qualche giro di batteria, e la sua voce che esce fuori con effetto liberatorio.

Anche per fare un album pop ci vuole lavoro, altrimenti si fa nient’altro che la solita tiritera, dozzinale per quanto orecchiabile. Anzi, ci vuole forse ancora più impegno in un genere così diffuso, a cui si richiedono melodie facilmente imprimibili nella mente. Charli ci ha dato delle ottime canzoni, sfacciate e grintose, in questo album di debutto che costringe praticamente i tuoi piedi a saltare, anche sul posto, purché tu ti muova. Pare di avvertire la gaia giovinezza di una Britney Spears, una Mandy Moore quand’erano tenere e spensierate, ma con la carica di una Gwen Stefani o una Katy Perry, e l’insolenza di Kesha o Lily Allen.

Sucker è senza dubbio l’album della gioventù, della voglia giovane di ridere urlare farsi sentire, e del sound che ha il pop quando sei in quegli anni. Quel pop che non invecchia mai. Io, invece, sento già qualche dolorino alla schiena.

VOTO: 8,5

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